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Scheda tecnica del film:

    

 

Regia: Mikhail Kalatozov
Sceneggiatura: Enrique Pineta Barnet, Yevgeni Yevtushenko
Fotografia: Sergei Urusevsky
Montaggio: Nina Glagoleva
Musica: Carlos Fariñas
Scenografia: Yevgeni Svidetelev
Costumi: René Portocarrero
Suono: Vladlen Sharun, Rodolfo Plaza


Interpreti: Sergio Corrieri (Alberto), José Gallardo (Pedro), Raúl García (Enrique), Muz María Collazo (Maria/Betty), Jean Bouise (Jim), Celia Rodríguez (Gloria), Robert García York (l’attivista americano), Luisa María Jiménez (Teresa), Mario González Broche (Pablo), Raquel Revuelta (La voce di Cuba), Salvador Wood, Alfredo Ávila, Roberto Cabrera, Héctor Castañeda, María de las Mercedes Díez, Jesús del Monte, Rafael Díaz, Bárbara Domínguez, José Espinosa, Rosendo Lamadriz, Tony López, Fausto Mirabal, Manuel J. Mora, Isabel Moreno, Roberto Villar, Aramís Delgado, Pepe Ramírez, Nina Nikitina, Georgi Yepifantsev (voci narranti nella versione russa)


Produzione: Gosudarstvenii Komitet po Kinematografii/Instituto Cubano del Arte e Industrias Cinematográficos
Distribuzione: Fandango
Durata: 136’
Origine: Urss/Cuba, 1964

Il film

Nato con l’intento di celebrare la rivoluzione castrista, il film in realtà si articola in quattro episodi tutti ambientati nella Cuba del dittatore Batista. Prologo: l’occhio della macchina da presa, dal cielo, si avvicina ad un’isola e la sorvola. Stacco. Una barca ci porta all’interno di un villaggio sull’acqua. Primo movimento: nei bar e nei locali della capitale alcune ragazze si prostituiscono a ricchi americani. La musica è assordante. Una di loro, per soldi, ne porta uno nella sua casa. Alla mattina, l’americano la paga, e compra il crocefisso che la ragazza teneva sul petto. Entra il fidanzato, un venditore di frutta, e lo straniero scappa. Ma sembra intrappolato dalla periferia povera. Secondo movimento: in un drammatico flashback, un contadino rivive la perdita della moglie e del suo campo. Quando tornerà al lavoro, il padrone gli comunicherà di aver venduto la terra ad una società americana. Disperato, il contadino allontana i figli, brucia il campo di canna da zucchero e la sua casa, morendo egli stesso nell’incendio. Nel terzo movimento alcuni studenti lanciano bombe molotov contro lo schermo di un drive-in dove veniva proiettato un cinegiornale di regime. Nel frattempo i castristi si avvicinano a L’Avana. Uno degli universitari sale sul tetto di un palazzo, deciso ad usare il fucile di nascosto. Intanto, in una copisteria clandestina la polizia arresta e uccide un manifestante. Il ragazzo del fucile si mette alla testa di un corteo, si rovesciano le macchine, c’è fumo. La polizia spara e uccide anche lui. Il martire cubano viene portato in corteo per la città, avvolto nella bandiera. Quarto movimento: un contadino tornando a casa trova l’amico guerrigliero che lo esorta ad aggregarsi alla lotta. Lui rifiuta. Poco dopo l’esercito bombarda la sua casa, uccidendogli il figlio. Spinto dalla vendetta, il contadino si unisce ai ribelli, procurandosi un’arma con le sue stesse mani. L’avanzata verso la capitale è strepitosa, e termina con l’entrata trionfale dei soldati vittoriosi. Il contadino è in testa a loro, armato, libero e felice.

Scheda critica a cura di Guido Levi



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