Il film
La trama è narrata come una serie di scatole cinesi. Dieci cacciatori si avventurano nella palude sulle loro fragili canoe, cacciando anatre e facendo contemporaneamente attenzione a serpenti e coccodrilli: questa storia ne contiene poi un’altra, raccontata al giovane protagonista Dayindi dal vecchio Minyngulu, uno dei più autorevoli tra i partecipanti alla spedizione. Costui, per far capire a Dayindi che il suo amore per una delle tre mogli del fratello maggiore è sbagliato, comincia a narrare fatti accaduti agli antenati del loro clan in un’epoca remota. La storia è quella diun amore proibito, di un rapimento, di stregoneria, di una feroce uccisione e della vendetta che ha generato. Una storia che occuperà tutti i giorni necessari a costruire le canoe e attraversare la palude per raccogliere le uova delle anatre. Girato e ambientato nella paludi della Terra di Arnhem, nel nord dell’Australia, 10 Canoe racconta agli uomini bianchi una storia tipica della cultura aborigena, le loro tradizioni e il loro stile di vita. È a tutti gli effetti la loro storia, una storia come non ce ne sono mai state raccontate fino ad ora. Ispirato alle fotografie che l’antropologo inglese Donald Thompson scattò in quella regione negli anni Trenta del Novecento, il film è recitato in lingua Ganalbingu (tranne che nella voce fuori campo, in originale di David Gulpill) e intreccia con bello stile il presente cinematografico con il passato mitico in cui è ambientata la vicenda principale, invertendo la convenzione che vuole l’oggi a colori e lo ieri in bianco e nero.
Una curiosità: per 10 Canoe, tutti i manufatti, le capanne e le canoe del titolo sono stati fabbricati dalla comunità locale.
scheda critica a cura di Alessandro Sbrana
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