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Scheda critica del film:

   Il Vangelo secondo Matteo

 

PIER PAOLO PASOLINI

Nato a Bologna nel 1922 da una modesta famiglia friulana studia all’Università di Bologna ed in seguito si trasferisce a Roma, dove prosegue l’attività di poeta, scrittore e saggista. Trova motivi di ispirazione pressochè costantemente nel mondo del sottoproletariato romano. I suoi primi romanzi (anni ’50) sono infatti “Ragazzi di vita” e “Una vita violenta” .Seguiranno “Il sogno di una cosa”, “Amado mio”, “Alì dagli occhi azzurri”, “Teorema” e “Petrolio” (pubblicato postumo).

Poeta, scrive “La meglio gioventù” (in dialetto friulano), “Le ceneri di Gramsci”, “L’usigno- lo della chiesa cattolica”,“La religione del mio tempo”, “Poesia in forma di prosa”, “Trasumanar e organizzar” e (ancora in friulano) “La nuova gioventù”. Attivo anche nel teatro con numerosi saggi-commento e una serie di opere di notevole rilievo. Da ricordare in maniera particolare è soprattutto la sua saggistica dalle colonne del Corriere della sera (ricordiamo per tutte i suoi “Scritti corsari”).

Una pagina particolare meriterebbe la sua posizione ideologico-politica.Guardato con diffidenza, quando non senza fastidio dalla sinistra per le sue posizioni “eretiche” (si ricordi le polemiche sulla sua “solidarietà” con i poliziotti (figli di proletari) piuttosto che con i contestatori (figli della borghesia). Tenuto ben lontano, quando non ingiuriato dalle destre (con più che infelici strumentalizzazioni soprattutto sula sua vita privata), Pasolini riesce a mettere d’accordo tutti proprio sul negativo, quando non animoso e rancoroso giudizio del quale viene gratificato.

Una parentesi a parte meriterebbero poi i numerosi processi a carico di Pasolini (specialmente dei suoi film scandalo) ma preferiamo tralasciare tale aspetto per altra occasione (che speriamo mai si verifichi).

La morte di Pasolini, avvenuta a Roma nel 1975, rimane ancora piena di ombre e per un doveroso senso di rispetto all’uomo e all’intellettuale preferiamo limitarci a riportarne solo la data.

 

 

IL CINEMA PASOLINIANO – Soggettista e sceneggiatore per vari registi (Fellini,Bolognini, Emmer ed altri, qualche apparizione sullo schermo in ruoli poco più che comparsate, Pasolini esordisce nella regia con Accattone amara e tragica (fino alla morte) vicenda di un “ragazzo di borgata” (1961).

Seguono: Mamma Roma (1962), La ricotta (episodio del film RoGoPaG – 1963), La rabbia (1963), Comizi d’amore (1963/64).

Ancora del 1963/64 sono:Sopralluoghi in Palestina per Il Vangelo secondo Matteo e Il Vangelo secondo Matteo.

Più che degno di nota è Uccellacci e uccellini (1965), interpretato da un Totò un tantino anziano, ma originalissimo quanto inedito (1965).

Del 1966 è La terra vista dalla luna, mentre di un anno dopo sono Che cosa sono le nuvole e il classicheggiante Edipo re.

Abbiamo poi Appunti per un film sull’India (1967/68), Teorema (1968), La sequenza del fiore di carta (1968), Porcile e Appunti per una Orestiade africana (1968/69), Medea (1969/70).

Nel 1970/71 inizia la sua “triologia della vita” con Decameron, cui seguono I racconti di Canterbury (1971/72) e Il fiore delle mille e una notte (1973/74), mentre del 1970/71 è Le mura di Sana’a.

Ultimo film di Pasolini, forse quello sul quale maggiormente si sono puntati scandali e quant’altro è Salò o le centoventi giornate di Sodoma (1975).

IL RACCONTO – La figura che traspare dal film è quella di un Cristo uomo prima che Dio. Il modo stesso di muoversi, le sue reazioni di fronte alle ipocrisie, la dignità del suo affrontare la condanna, la sua sofferenza nella lunga sequenza della crocifissione sono tutti elementi indirizzati ad una lettura di “questo” Gesù. La madre, interpretata nei suoi anni di anzianità dalla madre di Pasolini non può essere elemento casuale. Certo il regista non intende in alcun modo costruire un parallelo tra lui ed il personaggio, ma con la sua futura morte (ovviamente imprevedibile nelle sue tragiche modalità) invece parrebbe proprio di sì.

Pasolini e la morte – L’idea della morte rimane uno dei motivi fondamentali della poetica del regista. La vita è disordine, è continua dialettica, è imprevedibile e caotico continuo divenire con la prospettiva di traumatici cambiamenti il giorno successivo su quanto appena raggiunto. Niente al mondo è definitivo e quindi niente è veramente comprensibile, niente ha un suo ordine. Il senso, il linguaggio definitivo della nostra vita si raggiungono solo nel momento della definiva parola, nel momento di raggiungere l’immutabile verità, e questa si ha solo con la morte.

Pasolini e la ricostruzione storica –Sulla ricostruzione della vita di Cristo Pasolini dichiara: una specie di ricostruzione per analogie. Cioè ho sostituito il paesaggio con un paesaggio analogo: la Lucania quale paesaggio analogo alla Palestina, le regge dei potenti con regge e ambienti analo- ghi, le facce del tempo con della facce analoghe.Insomma è presieduto alla mia operazione que- sto tema dell’analogia che sostituisce la ricostruzione. Non è quindi un film storico come le colos- sali produzioni americane erano solite fare. Il film non vuole essere una ricerca illustrativa, ma vuole dare il senso della poesia che c’è nel Vangelo. Fanno eccezione alcuni riferimenti alla attualità: i soldati di Erode vestiti da fascisti e i soldati romani vestiti da celerini.

Pasolini: La mia idea è questa: seguire punto per punto il Vangelo secondo Matteo senza farne una sceneggiatura o riduzione. Tradurlo fedelmente in immagini seguendone senza una omissione o una aggiunta il racconto. Anche i dialoghi dovrebbero essere rigorosamente quelli di San Matteo, senza nemmeno una frase di spiegazione perché nessuna immagine o nessuna parola inserita potrà mai essere all’altezza poetica del testo. E’ questa altezza poetica che così ansiosamente mi ispira. Ed è un’opera di poesia che io voglio fare. Non un’opera religiosa nel senso corrente del termine né un’opera in qualche modo ideologica. In parole molto semplici e povere: io non credo che Cristo sia figlio di Dio, perché non sono credente, almeno nella coscienza. Ma credo che Cristo sia divino. Credo cioè che in lui l’umanità sia così alta, rigorosa, ideale da andare al di là dei comuni termini dell’umanità. Per questo dico “poesia”: strumento irrazionale per Cristo.

L’aspetto rivoluzionario della parola di Cristo – Facciamo ancora riferimento alle parole di Pasolini:….. mi sembra una idea un pò strana della rivoluzione questa per cui la rivoluzione va fatta a suon di legnate, dietro le barricate o col mitra in mano. E’ una idea almeno anti-storicistica. Nel particolare momento storico in cui Cristo operava dire alla gente “porgi al nemico l’altra guancia” era una cosa di un anticonformismo da far rabbrividire, uno scandalo insostenibile e in- fatti l’hanno crocifisso.Non vedo come in questo senso Cristo non debba essere accepito come ri- voluzionario. Aggiungiamo noi: e “Fate agli altri quanto volete che facciano a voi” o “Non accu- mulate tesori su questa terra. Nessuno può servire due padroni: Dio e il denaro” sono altrettanto grandissime prove della rivoluzione evangelica.

Pasolini e la crisi degli anni ’60 – Con riferimento alla crisi personale dell’autore e alla crisi della cultura italiana (siamo attorno alla metà degli anni ’60) Pasolini dice:

Tutto il razionalismo ideologico elaborato negli anni cinquanta non solo in me, ma in tutta la letteratura, è in crisi. Le avanguardie, il silenzio di molti scrittori, le incertezze ideologiche di scrittoricome Cassola e Bassani. C’è aria di crisi dappertutto e evidentemente c’era anche in me. In me ha assunto questa specie di regressione a certi temi religiosi che tuttavia erano già stati costanti in tutta la mia produzione. Non mi sembra ci si debba meravigliare davanti al Vangelo quando leggendo tutto quello che ho prodotto risulta che una tendenza al Vangelo era sempre implicita fin dalla mia prima poesia del ’42.….. Un tema lontanissimo della mia vita che ho ripreso, e l’ho ripreso in un momento di regressione irrazionalistica in cui quello che avevo fatto fino a quel punto non mi accontentava, e mi sono attaccato a questo fatto concreto di fare il Vangelo.

Pasolini e la musica – Si sarà forse rilevato dai credits iniziali come il commento musicale sia “a cura di Pasolini”. C’è naturalmente Bach, già presente fin dai tempi di “accattone”, qui con la sua “Passione secondo Matteo”, c’è poi la “Musica funebre massonica” di Mozart. Alla scoperta del vuoto sepolcro (Cristo è risorto) è associato il “Gloria” di una messa cantata congolese. Poi a sottolineare accostamenti tra diverse civiltà, mentre la musica ha tutte le atmosfere di un mondo a- fricano, il testo è in latino.

Un plauso anche al produttore Alfredo Bini – Per comprendere gli umori attorno al film riportiamo alcune dichiarazioni del produttore:

Banche, Ministero, distributori mi dicevano che ero matto a voler fare un film commerciale tratto dal Vangelo, e per di più diretto da Pasolini, appena condannato a quattro mesi per vilipendio alla religione. Ora tutti dicono che sei [Pasolini] religioso. Strano, quando hai fatto “La ricotta” e “Il Vangelo” non se n’era accorto nessuno. Nemmeno quando organizzai la proiezione del film per i padri conciliari. Avevamo avuto il permesso per avere l’Auditorium di via della Conciliazione, ma la mattina tutti quei cardinali bianchi, gialli e neri con i loro berrettini e i mantelli rossi si accalcavano davanti alla porta sbarrata su cui c’era scritto “Lavori in corso”. Una bella idea dettata dalla paura notturna. Ma la proiezione l’abbiamo fatta lo stesso. Mille cardinali portati con trenta taxi che facevano la spola tra San Pietro e piazza Cavour, al cinema Ariston. Venti minuti esatti di applausi quando è apparsa la dedica a Giovanni XXIII. A Parigi la proiezione dentro la cattedrale di Notre Dame andò ancora meglio: niente lavori improvvisi.

Il film vince il gran prix 1964 dell’Office Catolique International du Cinema.……

La critica di sinistra risponde freddamente all’uscita del Vangelo. L’Unità si esprime in questi termini: “ ….. Il nostro cineasta ha soltanto composto il più bel film su Cristo che sia stato fatto fin’ora, e probabilmente il più sincero che egli potesse concepire. Di entrembe le cose gli va dato obiettivamente, ma non entusiasticamente atto”.

Pasolini e i Vangeli – Pasolini legge il Vangelo, secondo sue dichiarazione, per la prima volta nel 1942, e una seconda volta ad Assisi (particolare forse non significante, o forse si) dopo dieci anni. Si convince subito, e tale convinzione manterrà nel tempo, che quello secondo Matteo riporti la figura del Cristo più vicino all’uomo. Per questo sceglie questa fonte di ispirazione per il suo film.

Ma risponde a verità la sua convinzione? Per cercare di comprendere abbiamo chiesto un colloquio all’Abate Timossi della Parrocchia del Rimedio in Genova (p.za Alimonda). Ci ha egli tenuto una lunga, gradevole ed interessantissima “lezione” sull’argomento. Ovviamente ne riportiamo solo alcuni e pochi passaggi, che ci sono parsi però in qualche modo illuminanti.

Il termine Vangelo trae origine da due termini greci: eu = bene e anghelio = messaggio. Significa dunque “buona notizia”. Quattro sono i Vangeli riconosciuti ufficialmente dalla Chiesa (gli altri, numerosi, vengono detti apocrifi, che non significa falsi, ma solo non ufficialmente riconosciuti). E’ da dire subito che ciascuno di questi quattro Vangeli riporta la frase “secondo”; si dice e si scrive Vangelo secondo Matteo (Marco, Luca o Giovanni) a motivo del fatto che la “Buona notizia” non è di nessuno degli Evangelisti, ma di Cristo stesso. Loro si limitano a riportarla e con proprie parole.

Tra i quattro, mentre due sono Apostoli (Matteo e Giovanni), quindi la loro testimonianza è diretta, gli altri due (Marco e Luca) testimoniano quanto hanno appreso indirettamente (questo non esclude naturalmente grande serietà ed attendibile verità).

I Vangeli secondo Matteo, Marco e Luca vengono detti sinottici, termine che possiamo approssimativamente tradurre con l’espressione “un solo sguardo su tutte le cose”. Ripercorrono infatti, pur con le dovute differenziazioni, lo stesso cammino quasi “cronachistico” sulla vita, mentre Giovanni (ultimo Evangelista) privilegia ed in qualche maniera approfondisce la parola di Cristo giungendo ad una dimensione maggiormante spirituale.

Per quanto attiene il linguaggio, il più evoluto appare quello di Luca. Usa infatti questi il modo di esprimersi detto “ipotassi”, procedimento sintattico in base al quale le proposizioni di un periodo sono strutturate secondo un rapporto di subordinazione. Il suo Vangelo inizia infatti con la frase : “Poiché molti han posto mano …..” e solo al terzo versetto: “così ho deciso anch’io ….”. La prima proposizione è dipendente dalla seconda nel senso che solo in quest’ultima trova il senso della sua esistenza, il “poiché” ci pone infatti in atteggiamento di “attesa”.

Gli altri tre invece usano il procedimento detto “paratassi”, molto più elementare, secondo ilquale il rapporto tra le proposizioni è solo di coordinazione. Per tutti un esempio da Marco:

.. Allora chiamò i Dodici ed incominciò a mandarli a due a due e diede loro potere sugli spiriti immondi. E ordinò loro che, oltre al bastone, non prendessero nulla per il viaggio …(6,6b).

Ma allora quali le differenze colte nei Vangeli da Pasolini ? Ci siamo sforzati di cogliere una conferma all’affermazione del nostro, ma non siamo riusciti ad arrivare a conclusione alcuna. Abbiamo però trovato una risposta apparsaci adeguata. Ritornando a quelle parole dello stesso regista cui più sopra: “ …. Dico poesia, strumento irrazionale per esprimere questo mio sentimento irrazionale per Cristo”.

E allora abbiamo smesso di ricercare la conferma alla maggiore umanità (nel senso terreno del termine) nei Vangeli stessi e ci soddisfa la dichiarazione sul senso poetico della scelta proprio a-razionale, o forse molto più che razionale, della poesia.

ALTRE ACCOGLIENZE (PER CONCLUDERE)

Intendiamo riportare in maniera più che sintetica alcuni giudizi del quotidiani di quell’anno (fatta esclusione di quelli cui già abbiamo cenno:

-...il regista ha sottolineato alcuni episodi della vita di Gesù che sembrano contenere semi più rivoluzionari…(Il Tempo)

…Combattuto tra ideologia e sentimento Pasolini ha tentato di recuperare al suo laicismo i caratteri della rligiosità, ma poiché l’operazione ha un accento volontaristico, gli è sfuggito quel carattere precipuo che è il senso del mistero.(Il Corriere della Sera)

-… Un ottimo film, più cattolico che marxista. (La Notte)

Radio Vaticana : merita una citazione a parte. L’emittente ha mandato in onda il 3 novembre 2005 (a distanza di 30 anni dalla morte di Pier Paolo Pasolini) una interessantissima analisi del padre Virgilio Fantuzzi S.J. docente di Analisi del linguaggio cinematografico alla Pontificia Università Gregoriana e critico cinematografico del quindicinale “La Civiltà Cattolica” (curato dai Gesuiti).

Dopo un breve escursus sulle produzioni cinematografiche nel panorama italiano ispiratisi allavita di Gesù, padre Fantuzzi, che ha potuto conoscere personalmente Pie Paolo Pasolini e che a lui era legato anche da rapporto di amicizia, ha affermato che il film “ha il vantaggio di attenersi al testo di Matteo e di seguirlo alla lettera”.

Un anno prima di girare Il Vangelo secondo Matteo, Pasolini si recò in Terra Santa con il Sacerdote biblista don Andrea Carraro e il dottor Lucio Settimio Caruso, volontario della Pro Civitate Christiana di Assisi, per prendere contatto con i luoghi dove si erano svolti i fatti che Intendeva raccontare nel film

Pasolini – ha continuato padre Fantuzzi – diceva di non essere credente, anzi, si era dichia rato, anche nel periodo precedente al film, ateo e marxista con un atteggiamento che per chi non la pensava come lui poteva anche risultare un pò indisponente. Ora, ci si può domandare come mai una persona come lui che si dichiarava ateo e marxista, che era visto di ‘malocchio’ da tutti i benpensanti del suo Paese e forse anche al di fuori dei confini dell’Italia, abbia deciso ad un certo punto di fare un film sulla figura di Gesù. In questo suo volersi attenere alla lettera del Vangelo c’era da parte sua un atteggiamento di rispetto nei confronti del Testo Sacro così come un metter le mani avanti per non farsi coinvolgere a livello personale più di tanto (questo lo dice Matteo, non è che lo dica io).

Circa l’approccio da non credente alla trattazione della vita di Gesù, se nel progetto del film Pasolini aveva scelto di attenersi scrupolosamente al testo di Matteo così da non far trapelare il proprio pensiero quando poi si è trovato in medias res, durante le riprese del film medesimo, ha capito che non poteva tenersi su questo atteggiamento di distacco e quindi ha dovuto cambiare stile in corso d’opera , proprio perché si era reso conto che se avesse insistito su quell’atteggiamento, previsto e programmato sarebbe andato incontro ad un fallimento sul piano della reliz-zazione estetica.

Pasolini considerava la figura di Gesù, e in particolare il Gesù di Matteo, come una figura di opposizione, un grande contestatore nei confronti di una società che si avvia verso un suo futuro contrassegnato dal cinismo, dal rapporto fra gli uomini e le nazioni. Lui stesso [Pasolini] è stato una figura di opposizione e lo ricordano in tanti proprio perché questo mondo ha bisogno di qualcuno che dica che le cose come stanno non stanno bene. Penso e spero che questo ricordo possa fare del bene.

E qui si chiude l’analisi di padre Fantuzzi.

 

scheda tecnica a cura di Franco Scotto

 



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