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Scheda critica del film:

  

Amore & altri crimini

[ Ljubav i Drugi Zlocini ]

Il Regista

Stefan Arsenijevic è nato a Belgrado nel 1977, ha iniziato gli studi in filosofia laureandosi poi in Regia Televisiva e Cinematografica alla Facoltà di Arti Drammatiche dell’Università di Belgrado. Nel 2005 ha diretto Fabulous Vera, uno degli episodi di Lost and Found. Numerosi i cortometraggi realizzati, tra questi (A)torsion che ha vinto l’Orso d’argento alla Berlinale, l’European Film Award, ed ha ricevuto la nomination agli Oscar®. È co-fondatore della società di produzione “Art & Popcorn” che ha prodotto Amore e altri crimini, suo primo lungometraggio.

La filmografia:

2008 Amore e altri crimini (Love & Other Crimes)
2005 Fabulous Vera (episodio di Lost & Found)
2003 (A)torsion (corto)
2002 Little Morning Story (corto)
2001 Night Porter (corto)
2000 Landscapes (documentario)
2000 Plum Tree (corto)

Dalle Note di regia di Stefan Arsenijevic

Lasciare la Serbia
Amore e altri crimini è la storia di una donna insoddisfatta della sua vita a Belgrado. Negli ultimi 15 anni molte persone hanno pensato di lasciare la Serbia, tra queste, più di 300.000 sono giovani. È una tentazione molto forte, specialmente se si ha un amico già emigrato da qualche parte. Comunque sia è sempre molto difficile prendere una decisione del genere. Tempo fa mi hanno raccontato la storia di una donna che aveva trafugato dei soldi ed era fuggita. Mi sono chiesto come ci si sentisse a dare via un intero pezzo della propria vita. Per persone come Anica non c’è ritorno a casa possibile. Sono queste le problematiche confluite nella sceneggiatura, come pure la domanda: Cosa succede quando ti innamori proprio nel giorno in cui ti sei promessa di fuggire?

Piccoli criminali
Nel quartiere dove sono cresciuto le possibilità per un adolescente erano due: diventare un criminale o un artista. Attraverso Amore e altri crimini ho voluto offrire anche una personale riflessione sulla Serbia contemporanea. Durante il regime di Milosevic, il paese era pieno di criminali, i grandi boss erano trattati come celebrità, occupavano le prime pagine dei giornali, rilasciavano interviste sulla loro vita privata o sugli scenari politici e sociali futuri. In quegli anni il sistema di valori si è rapidamente degradato. Ma non è la vita dei fuorilegge il tema centrale del film. Molti dei personaggi sono in fondo alla scala gerarchica dell’organizzazione, diventati criminali per istinto di sopravvivenza, senza una particolare propensione, sapendo di non avere talento, forse per colpa dei tempi. Le cose sono cambiate dopo la caduta di Milosevic, nel 2000. Ho voluto raccontare la transizione da una società di criminali ad una di consumatori. Le storie di questi piccoli criminali mi sono sembrate perfette per testimoniare un enorme cambiamento a partire da un contesto molto ristretto.

L’amore è un crimine
Ho notato che molte persone, quando sentivano il titolo del film, accennavano ad un furtivo sorriso. Dev’esserci qualcosa di profondo nel concepire l’amore come un crimine. Anche perché si possono compiere gesti sorprendenti quando si è innamorati. Si può passare la vita a pensare che a noi non accadrà mai e poi … È proprio ciò che accade ai miei personaggi. Ma il titolo vuole anche rendere la complessità della vita attraverso l’accostamento di due termini apparentemente così distanti. Non ci sono buoni o cattivi, sono tutti buoni e cattivi allo stesso tempo. Esseri umani impegnati a migliorare il più possibile la propria esistenza. Non ho voluto fornire risposte definitive alla loro ricerca ma porre domande, e lasciare i personaggi ed il pubblico da soli di fronte alle loro emozioni.

Regista rivelazione

Benvenuta la rivelazione di questo regista serbo nato nel '77. Sulla scacchiera di un quartiere di Belgrado degradato dalla malavita, la storia si snoda sull'arco di una sola giornata. Anica, che è russa, è la pupa del piccolo gangster Milutin, amareggiato dal ricordo di un amore perduto. Gli vuole bene ma ha deciso di troncare, di rubare la cassa dello scalcinato e losco centro benessere gestito da lui, e di tornarsene in Russia. Ma c'è l'imprevisto. Il ragazzo Stanislavuomo di fiducia di Milutin, si decide a dichiararle l'amore che da sempre nutre per lei. E la dinamica tra la donna più esperta e il ragazzo più ingenuo ricorda quella tra Julie Christie e Tom Courtenay in "Billy il bugiardo". Lungo le ore dei preparativi la tensione corre sul filo dell'ambiguità, del tradimento che si sta consumando alle spalle di Milutin. Lui, stanco, lascia fare. Il regista ha scelto un tono, che non tralascia scorci di tristezza e squallore ma privilegia ironia e disincanto.
(Paolo D’Agostini, la Repubblica)

 

Due personaggi di buon cuore

Il film di Arsenijevic racconta una storia abbastanza corale con due personaggi principali: l’amante di un criminale ed il giovane sgherro di quest’ultimo. In generale tutti i personaggi sono costruiti (bene) in modo tale da generare una certa empatia, giocando anche molto sui contrasti: il ragazzo cresciuto nella violenza è per forza di cose in alcune occasioni durissimo, ma anche sensibile, timido, capace di gesti nobili. Lo stesso boss del quartiere annienta con le sue estorsioni i poveracci che lo circondano ma vive nel disperato amore per la figlia con gravi problemi mentali e nel rimpianto romantico di una donna perduta.
Tutti di buon cuore, in fondo, e tutti portati a compiere azioni poco edificanti: il peraltro candido Stanislav dà fuoco al chiosco ignorando le preghiere disperate del proprietario, Anica ruba il denaro al suo amante (comunque consenziente) per fuggire in Russia, il padre amorevole è un piccolo spietato boss locale.
Ne risulta un quadro umano atipico, nel suo insieme più sincero che furbo, accomunato dal fallimento ma anche dall’amore (benché infelice). …. Profondamente malinconico e venato di poesia (la serenata fra le rose, la dichiarazione d’amore costruita rivelando le tappe passate dell’innamoramento), parla soprattutto con i silenzi e persino con la musica, l’ossessiva Besame mucho (tanto fuori luogo, apparentemente, fra i grigi palazzoni di Belgrado) che descrive un consapevole struggente addio.
Un’opera prima almeno promettente e fuori dai soliti binari.
(Raffaella Sasso, Spietati.it)

scheda tecnica a cura di Paolo Filauro

 



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