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   Genova in Celluloide

A cura di Andrea Fontana e Franco Scotto

( con il contributo di Claudio Bertieri e
della Genova Liguria Film Commission)

Per una piccola introduzione

La consueta serata di chiusura del Cineforum Genovese vede quest’anno protagonista la nostra città. Capita raramente di poter coniugare due interessi a noi così cari: da una parte il cinema di qualità, poco distribuito e poco visto, che con tanto impegno cerchiamo di proporre ogni anno e dall’altra la città che ci appartiene: la Superba, che, senza troppo stupore, scopriamo essere fortemente cinematografica. Il presente speciale tenta di delineare proprio questo: nella prima parte una introduzione ai film Genova di Michael Winterbottom e La bocca del lupo di Pietro Marcello, con le relative schede, credits, biografie dei registi e rassegna stampa, nella seconda uno sguardo alla Genova che, dalle origini del cinema ad oggi, è stata protagonista in celluloide, fungendo da sfondo alle storie narrate. Una Genova che, nei due film propostiin serata, non si limita ad avere una funzione scenografica, ma copre un ruolo predominante nell’economia del narrato, perché, come ci ha insegnato Michelangelo Antonioni, il luogo è spesso riflesso del nostro stato d’animo.


Genova e La bocca del lupo: protagonista è la città

Due film distanti tra loro, ma con qualcosa in comune. Winterbottom gira il suo Genova come fosse un tributo verso una città che, per sua stessa dichiarazione, ha amato fin da subito, proprio lui che, per lavoro, ha viaggiato in lungo e in largo, utilizzando miriadi di location per i suoi numerosi film (fra i quali ricordiamo Benvenuti a Sarajevo, A Mighty Heart, Le bianche tracce della vita e Jude). Nel film i personaggi sono alla ricerca di una pace spezzata da un lutto familiare. In questo modo la Genova che Winterbottom dipinge con colori caldi, in contrapposizione a quelli freddi di Chicago, da cui la famiglia proviene, diventa lo spazio ideale in cui ritrovare se stessi, non senza esperienze cruciali. Sembrerà strano, ma la sensazione che emerge dal film è di disorientamento: i tre personaggi americani si ritrovano a vivere in un luogo lontano dalle loro abitudini (sociali, urbane, architettoniche), creando un senso di destabilizzazione che azzera la loro disperazione, facendo cominciare la vita da capo. I vicoli filmati da Winterbottom, che coraggiosamente sceglie la via dell’indipendenza produttiva, limitano i costi, si stringono attorno alla figura fragile della figlia più piccola di Firth, la quale, a differenza degli altri, vive in maniera intima e “spirituale” l’atmosfera genovese.

La bocca del lupo è, invece, la conferma del talento di Pietro Marcello, che aveva esordito, convincendo tutti, con Il passaggio della linea. Partendo idealmente da romanzo verista di Remigio Zena (peraltro trasposto a teatro proprio a Genova, presso il Teatro Genovese), ma sospinto dai suoi ricordi personali, Marcello dà vita ad un’opera che rappresenta quasi un’eccezione nel panorama cinematografico italiano. Immergendosi, a differenza di Genova, negli ambienti più popolari, di gente umile, ai margini, Marcello ha saputo costruire un film di forte impatto visivo ed emotivo, utilizzando un linguaggio di messa in scena che deve molto al maestro tedesco Werner Herzog, una rappresentazione che si muove sinuosamente tra il documentario e la fiction, ponendo i due generi sullo stesso piano, mescolandoli, confondendoli, facendoli infine coincidere. Il Cinema è la verità e viceversa? Con coraggio, supportato anche dal fondamentale montaggio di Sara Fgajer, Marcello ha firmato un filmche rimarrà, nel bene e nel male, nella storia della cinematografia. E con Genova sullo sfondo.


Dati tecnici



Genova - regia: Michael Winterbottom - sceneggiatura: Laurence Coriat, Michael Winterbottom - fot.: Marcel Zyskind - mont.: Paul Monaghan - int.: Colin Firth, Catherine Keener, Hope Davis - Or.: Uk 2009 - durata: 92m.


 


La bocca del lupo - r.: Pietro Marcello - scenegg.: Pietro Marcello - fot.: Pietro Marcello - mont.: Sara Fgajer - int.: Vincenzo Motta, Mary Monaco,- Or.: Italia 2009 - durata: 67m.



 

I registi:


Michael Winterbottom - Regista inglese poliedrico e molto apprezzato. Sebbene altalenante nella qualità dei suoi prodotti. Inizia la carriera in tv, esordisce al cinema con Forget Abaut Me (1990), da allora dirige numerosi film che hanno, come fil rouge, il tentativo di rappresentare la vita, spesso schiacciata dalla sovrastruttura politico-sociale. Il suo film più premiato è Cose di questo mondo, quello più apprezzato è forse Le bianche tracce della vita. Oltre alla cinematografia fiction, Winterotton ha girato alcuni importanti documentari, fra cui ricordiamo il toccante The Road to Guantanamo.

 

 

Pietro Marcello - Nato nel 1976, debutta con il radiodocumentario Il tempo dei Magiari. Dopo aver firmato i due corti Scampia e Carta, gira il documentario Il cantiere e, successivamente La baracca, fino a Il passaggio della linea, documentario molto apprezzato e vincitore del premio Pasinetti-DOC. Il suo La bocca del lupo ha vinto la 27ma edizione del Torino Film Festival.

Così la Stampa:

Genova

Che cosa succede quando un regista si innamora? Che l’oggetto del suo innamoramento viene filmato dalla cinepresa con sguardo adorante, e diventa più importante di tutti gli altri interpreti. Così è stato anche per il nuovo film di M. Winterottom, regista sempre a metà tra fiction e documentario (ricordate The road to Guantanamo?), che questa volta si è innamorato di una città, la Genova del titolo, e la racconta con il trasporto e la curiosità di un amante, al punto che spesso le riprese indugiano troppo a lungo per i carruggi cittadini perdendo di vista la trama, che dovrebbe seguire le peripezie di un padre neovedovo trasferitosi in Italia con le figlie per superare il lutto. E se è veroche lo smarrimento di questo padre molto inglese coincide con l’intrico labirintico dei vicoli del capoluogo ligure, è anche vero che Winterottom si è lasciato prendere la mano dalla seduzione di una città misteriosa e segreta, rendendo lei, e non il neovedovo e le sue figlie, la vera protagonista.

(Paola Casella - Europa)

Genova è una città che viene bene al cinema, anche un pò minacciosa: ci si perde facilmente in quel dedalo di viuzze antiche e oscure, così bene cantata da De Andrè (I “quartieri dove il sole del buon Dio non dà i suoi raggi”). Non sorprende quindi che l’eclettico regista inglese Michael Winterbottom abbia realizzato nella città ligure , approfittando dell’ospitalità fornita dalla locale Film Commission, questo suo Genova. Film strano, a tratti inconsistente[……] Purtroppo nella versione italiana tutti parlano italiano, con buona pace delle differenze linguistiche.

(Michele Anselmi - Il Riformista)

Lo spettatore curioso e ignaro che fosse tentato di andare a vedere il film Genova pensando a una delle pellicole impegnate, e di denuncia di Michael Winterbottom (autore di Welcome to Sarajevo, Road to Guantamano e Cose di questo mondo), si sbaglia,perché quest’ultima opera del regista inglese è di puro alleggerimento e disimpegno, e niente ha a che fare con il G8 ed eventuali. Winterbottome sua moglie sono frequentatori della Liguria e amanti della città di Genova, e dopo tanto peregrinare volevano fare un film di viaggio, ma più “turistico” e meno impegnato. Storia di un professore (Colin Firth) che viene in Italia per superare il lutto della morte. Il risultato è una pellicola ondivaga, di peregrinazione, con una trama modesta e uno sviluppo leggero. Una parentesi non proprio riuscita in una filmografia anch’essa ondivaga e altalenante. Un omaggio sincero a Genova, città meravigliosamente cinematografica, ma anche difficile da raccontare e riprendere.

(Dario Zonta - l’Unità)

La bocca del lupo

Sono film come quello di Pietro Marcello che danno ai festival la loro ragion d’essere. E che fanno sentire gli spettatori privilegiati di un cinema che cerca nuove strade espressive. Non succede spesso. Qui a Torino è accaduto al secondo giorno di programmazione. e con un film italiano: e l’auspicio non potrebbe essere più incoraggiante. La bocca del lupo è un film che sfugge alle facili definizioni (un documentario ma anche unmelodramma, un film su commissione ma anche d’autore), capace però di conquistare lo spettatore per forza di stle e diidee e di condensare in meno di settanta minuti una storia d’amore e il ritratto di una condizione sociale, la metamorfosi di una città e il susseguirsi del tempo. Grazie alla Fondazione San Marcellino di Genova (ecco la committenza), Pietro Marcello è stato invitato a raccontare non il lavoro che questa Compagnia di Gesuiti svolge dal 1945 nel sociale, ma il mondo degli emarginati a cui rivolge le proprie cure. E dopo aver condiviso a lungo la vita delle zone più misere della città, alle spalle del porto, il regista ha scelto di raccontare la storia d’amore tra Enzo e Mary, un ex carcerato e il transessuale che l’ha aspettato per quasi vent’anni, mentre lui scontava la pena a cui era stato condannato. Lo racconta con lo stile secco del documentario, usando come tracce le cassette registrate che i due si scambiavano invece delle lettere, mentre mostra i cambiamenti che hanno trasformato il volto di Genova, non più il mpndo poetico e romantico dei “carruggi” cantati da De André ma nemmeno quello industriale e produttivo che costruiva giganteschi transatlantici.

(Paolo Mereghetti - Il corriere della sera)

La vittoria del film di Pietro Marcello La bocca del lupo al 27° festival del cinema di Torino è per più versi confortante. Intanto è la prima volta dalla sua fondazione che il festival (con giuria internazionale) premia un film italiano, e per di più si tratta di un film italiano per molti versi anomalo, diverso. Non un filma soggetto ma neanche cinema documentario come lo si intende abitualmente. Senza attori, ma con due personaggi veri e forti al suo centro, e alla ase una storia d’amore come non se ne sanno più raccontare,un amore vero tra due veri “irregolari”, uno, Vincenzo, che si è fatto un mucchio d’anni di carcere, e in carcere ha conosciuto, amandola ricambiato, una persona sensibile e fedele, Mary. La mitologia odierna sui trans, virata tutta al pruriginoso , resta debitamente sconvolta da quando questo straordinario e bellissimo personaggio reale .[……]Nelle opinioni del marxismo e della sociologia borghese , il sottoproletariato era stato visto come un rifugio dei disadattati, rifiuto delle classi sociali, luogo di vizio, crimine, asocialità. Dimenticando che per molti trattasi di una condizione di nascita, di una costrizione dalla quale è molto difficile uscire, e che oggi riguarda e sempre di più riguarderà enormi pezzi di popolazione mondiale, nella crescita furiosa e insensata delle metropoli. E dimenticando che può anche essere il rifugio di chi fugge (come è probabilmente accaduto alla Mary del film) dalle chiusure, dai perbenismi, dai conformismi delle classi dominanti, la borghesia e la piccola borghesia ma anche il proletariato. Oggi la linea di tendenza è al dominio di una piccola borghesia livellatricedi ogni altro strato sociale, ma che ha di fronte un sottoproletariato sempre più vasto, per il quale occorrerebbe trovare un nuovo nome adeguato alla nuova realtà. Ma dove, se non nei vicoli di sottoripa, Vincenzo e Mary potrebbero vivere la loro storia d’amore senza incorrere negli interdetti e nell’intolleranza della “gente per bene”? Per molti aspetti, La bocca del lupo è, dunque, un film molto insolito e originale nella storia del nostro cinema a soggetto e non. Ma soprattutto è una lezione di poesia.

(Goffredo Fofi - Il Sole-24 Ore)

Delicato, divertente e a suo modo straziante, La bocca del lupo è un film è un film utopico in cui la favola riesce miracolosamente a trasformarsi in realtà - o il contrario, se preferite - il sogno della coppia di andare a vivere in una casa di campagna, circondati solo dai propri cagnolini e dal panorama della riviera riesce ad avverarsi. Ma allo stesso tempo è anche un film dolorosamente reale, come i resoconti della vita da carcere (a tal proposito, durante la visione ci è ripetutamente tornato in mente il bel L’ora dell’amoredella coppia Appetito/Carmosino, altro affascinante progetto che si interroga sulle relazioni sentimentali all’interno delle mura delle prigioni italiane) che i due protagonisti ci raccontano con uno sguardo così dolce, reciprocamente sincero e appassionato, che non può non coinvolgere e commuovere.

La bocca del lupo, presentato in concorso all’interno del palinsesto del ventisettesimo Torino Film Festival, è l’esempio fulgido di come l’ispirazione e la sincerità siano elementi esenziali per riuscire a imprimere con forza il proprio nome nella storia del cinema. Probabilmente Pietro Marcello non è ancora riuscito appieno nell’intento, ma la strada non è poi così lunga ….

(Raffaele Meale, Cineclandestino.it)


Uno sguardo indietro
(Un particolare ringraziamento va al critico cinematografico
Claudio Bertieri, da sempre amico del Cineforum Genovese, che ci ha fornito preziose informazioni nel corso di una gradevole conversazione, così come abbiamo rilevato dati dai volumi “Genova in celluloide”, editi dal Comune di Genova)


Genova come Hollywood? - Cinema uguale Hollywood. Per decenni l’equazione ha dominato la scena mondiale della produzione cinematografica. Ma perché questo sobborgo di LosAngeles ha as- sunto questa mitica collocazione? Le ragioni sono ovviamente molteplici, ma una pare di im- portanza primaria:agli inizi si gira a luce diurna, pertanto la collocazione deve essere parti- colarmente privilegiata dal punto di vista climatico: tanta luce e poca nebbia. Il paesaggio deve inoltre essere il più idoneo e vario, non si ricostruisce in studio: pianure, collina e mare devono essere riprese “dal vero”. Hollywood ha tutto questo e risulta particolarmente idoneo. Ci sarebbe poi da parlare della “guerra dei brevetti”, ma questo decisamente esula dalle nostre note inevitabilmente contenute.

E Genova? Un granderidimensionamento si impone per dovere storico, ma anche Genova gode di un privilegio naturale: qui si gira per un numero di ore che certo a Milano, ma anche a Torino, si scordano. E i privilegi non finiscono qui: le riviere e alcune zone genovesi sono centri vacanzieri e di produzione floreale: serre dunque, che con la loro trasparenza risultano ricche di sole e luce; quale luogo più idoneo dunque per l’adattamento a “studios”?

A Genova e in Riviera dunque “si gira”, ma …

Esposto il vantaggio naturale di Genovaoccorreprecisare una nota un tantino meno lusinghiera riguardo alle Case di produzione. Quante e quali? Se avessimo la pazienza di ricercare tutti i nomi finiremmo per perderci, e poi come possiamo essere così ottimisti (e un tantino presuntuosi) da ritenere che ci legga non chiuda i nostri fogli con un moto di impazienza? Qualche esempio: ACN (Artistic Cinema Negatives) di San Remo), Adunata Cine matografica di Genova, Cines (quella di Pittaluga), Genova Films (via Fieschi 2), Giano Films (SalitaPollaioli 12-11), Gioia Film (via Roma 5-1), I.S.I.S. Film (via Garibaldi 8) e qui ci fermiamo, anche perché nessuna di queste case riesce a superare lo spazio di un mattino, si gira sì, ma da parte di produttori le cui sedi sono a Torino o a Milano, vengono qui, girano e se ne vanno.

Maciste -C’è chi data la nascita di “Cabiria” (Giovanni Pastrone) nel 1913, altri lariportano al 1914, a noi interessa relativamente l’esatto anno, ci interessa altro particolare. E’ noto che le didascalie di Cabiria sono dovute al genio aulico-floreal-decadente di D’Annunzio, così come alla sua fantasia sono dovuti i nomi dei personaggi. E Maciste, gigante buono del film diventerà il nome-segno della forza e della bontà con il volto ed il corpo di Bartolomeo Pagano, un “camallo”, scaricatore del porto di Genova, muscoli nati dunque sul lavoro e non in palestra. Maciste vestirà in seguito i panni più svariati, talvolta ben poco credibili, ma rimarrà sempre un emblema della forza e della bontà di difficile sostituzione.

Stefano Pittaluga, grande “imprenditore”. Rappresenta questi il primo dei due grandi momenti del cinema a Genova (il secondo fu, nel dopoguerra, la Cooperativa che produsse “Achtung! Bandi- ti!”, ne faremo cenno in seguito).

Pittaluga porta a Genova le sue intuizioni dopo un viaggio negli USA, dove hamodo di vedere (e di innamorarsi) soprattutto della produzione storico-agiografica di Cecil DeMille. Per la verità la sua attività nasceva semplicemente: uno “scagno” in Galleria Mazzini, si trasferirà in seguito a To-rino, ma lasciatecelo annoverare come uomo di cinema genovese. La sua grande intuizioneconsiste nel non fermarsi alla produzione cinematografica, ma di estendere la sua attività alla distribuzione e poi alla gestione di sale di proiezione, in modo da liberarsi dagli umori del potentato di queste ultime due categorie, che allora potenti lo erano). E così I suoi film trovano sbocchi certamente più liberi.

Pittaluga ha il grande merito di importare dagli USA il brevetto del sonoro: sua produzione é :

La canzone dell’amore (Gennaro Righelli - 1930), primo film sonoro-musicale italiano.

Ci piace qui ricordare la canzone che prende il titolo dal film e che qualcuno tra i meno giovani ricorderà con i primi versi del ritornello: “Solo per te, Lucia, va la canzone mia …” è dovuta al musicista napoletano Cesare Andrea Bixio, autore dicanzoni da film come: “Parlami d’amore Mariù” (da“Gli uomini, che mascalzoni”di Mario Camerini - 1932) e “Mamma” (dal film omonimo di guido Brignone - 1941 con il leggendario Beniamino Gigli)

Avevamo fatto cenno ad unsecondo grande momento del cinema genovese: nasce a Genova la Cooperativa Spettatori Produttori Cinematografici. Si tratta di una forma produttiva del tutto nuova che purtroppo non vedrà un seguito (se non un tentativo sporadico a Firenze). La Cooperativa riesce a coinvolgere professionisti e cittadini, che magari intervengono soltanto con ruolo di comparse, ma animati da un entusiasmo ed una voglia di “esserci” del tutto imprevedibili. E’ anch’essa un modo di reagire all’estrema ingiuria ad un popolo che è la guerra, una forma di superamento al manierismo dei “Telefoni Bianchi” (che comunque, sia detto per dovere di giustizia, aveva dato o- pere anche di un certo pregio), altra testimonianza ed altro apporto al “Neorealismo”. La Coope-rativa produce una storia della resistenza con teatro le zone di Pontedecimo e Campomorone con regia di Carlo Lizzani: Achtung! Banditi! . Peccato, ripetiamo, che il tutto qui finisca.

I registi genovesi (o liguri in genere)

Ci pare doverosa una carrellata, pur sommaria e parziale sui registi genovesi (con qualche titolo - arbitrariamente scelto- di film) dai “grandi” a quelli più mo destamente di maniera:

Mario Amendola (Recco): “I peggiori anni della nostra vita” (1950), “A qualcuno piace calvo” (1960), “Totò di notte n.1” (1962), “Franco, Ciccio e il pirata barbanera” (1969).

E’ facile rilevare dai titoli riportati, pur in maniera parziale, come la produzione di Bava abbia privilegiato il genere parodistico con un certo successo di pubblico e non senza una gradevole ironia senza ricorrere al cattivo gusto.

Mario Bava (San Remo): “La maschera del demonio” (1961), “Sei donne per l’assassino” (1964), “La casa dell’esorcismo” (1967)

Terrore, alloradi moda, e questa volta in Liguria, ma in lui è presente la preoccupazione dinon si prendersisul serio.

Renato Castellani (Varigotti): “Sotto il sole di Roma” (1948), “Due soldi di speranza” (1951), “I sogni nel cassetto” (1956), “Nella città l’inferno” (1958), “Giuseppe Verdi” (1958 - per la TV).

Castellani non raggiunge certo le vette dei “grandi” (Fellini, Rossellini,Visconti e tanti altri), ma una dolce, piacevole e garbatapoesia è sempre presente nelle sue opere, con qualche (non troppe forse) strizzatina al Neorealismo, magari rosa. Regista “minore”? Ce ne fossero!

Carmine Gallone (Arma di Taggia): “Gli ultimi giorni di Pompei” (1926), “Primo amore” (1942), “Rigoletto” (1947), “Il Trovatore” (1949), “Casa Ricordi” (1955), “Don Camillo e l’Onorevole Peppone” (1956).

Autore decisamente eclettico dagli interessi che vanno dall’epico alla musica lirica: numerose le opere portate sullo schermo e interessante la sua ricostruzione, pur romanzata, della storia di Casa Ricordi, prestigiosa editrice musicale. Può vantare nel campo una serietà non sempre riscontrata nel cinema. Raccoglierà in più avanzata età il testimone da Duvivier per il divertente personaggio di Don Camillo.

Pietro Germi (Genova): “In nome della legge” (1949), “Il cammino della speranza” (1950), “Il fer-roviere” (1956), “L’uomo di paglia” (1959), “Divorzio all’italiana ” (1962), “Signori e signore” (1965), “Alfredo Alfredo” (1972).

Che dire diGermi? Se c’è un genovese che tanto ha dato al cinema, proprio di lui si tratta. Neorealismo iniziale, drammi del nostro dopoguerra che vanno dalla mafia siciliana al mondo del lavoro, commedie di costume di grande impatto e di provocazione di acceso dibattito culturale e che talvolta incidono profondamente nel costume nazionale, sorridenti commedie da non dimenticare. Che dire di Gerni? E’ un “grande”.

Andrea Miano (Genova): “Edizione straordinaria ” (1939), “Il porto di Genova” (1949 - doc. ), “Storia della navigazione” (1955 - doc.)

Soprattutto documentarista,pioniere del cinema ligure. Quanto sarebbe interessante recuperare la sua opera! Chi sa se qualcuno si impegnerà in futuro in questa direzione? Non ci speriamo molto, ma molto ce lo augureremmo.

Giuliano Montaldo (Genova): “Tiro al piccione” (1961), “Got mit uns” (1967), “Sacco e Vanzetti”(1971), “Giordano Bruno” (1973), “L’Agnese va a morire” (1976), “Il giocattolo” (1979)

Famosissimo regista, autentica gloria genovese dalla profonda cultura e dagli interessi e dai temi variegati, i suoi film non sono sempre graditi al grossopubblico, certo l’impegno che richiedono nella visione non è poco, ma quanto vale la pena prenderne visione!

Duccio Tessari (Genova): “La sfinge sorride prima di morire” (1964), “Una pistola per Ringo” (1965), “Vivi o preferibilmente morti” (1969), “Una farfalla con le ali insanguinate” (1971), “Safari express” (1976)

Avventure, un pò di horror e spaghetti-western, ma l’ ironia con la quale Tessari confeziona la sua opera ce lo rende sempre apprezzabile.

Permetteteci di citare una costumista (non regista, dunque, ma di notevole peso internazionale):

Milena Maria Canonero-Costumi per “Arancia Meccanica” (1971), “Barry Lindon” (1975 - Premio Oscar) e “Shining” (i più famosi)

Cronologia del cinema in Liguria

(Rileviamo la cronologia, pur non riportandola naturalmente in maniera integrale, daMarco Giusti e Roberto Chiti dalle già citate pubblicazioni “Genova in celluloide”, Edite dal Comune di Genova negli anni 1983 e 1984. Essa è integrata, per il periodo dopo il 1998, dalle informazioni ottemuta daal Genova Liguria Film Commission)

Sarebbe troppo lungo ricordare i numerosi documentari che vedono Genova “protagonista”, ci limitiamo aelencare film a soggetto, e certo molto meno di quanto sarebbe stato doveroso. Ci scusiamo delle tante lacune e delle scelte un tantino arbitrarie.

1907
GARIBALDI - Mario Camerini (p.: CINES)
1912
I MILLE - Mario Camerini (p.: CINES)
1913
VIOLENZE SOCIALI - Aurelio Cosimini (p.: Genova Films - v. Fieschi)
JACK L’APACHE - Eugenio Testa (serial - p.: ISIS FILMS - v. Garibaldi)-
UN DRAMMA SULLA COSTA AZZURRA - Oreste Mentani (p.: ACN - San Remo) -
GIANNI LO SCIANCATO (p.: ACN - San Remo)
PER AMORE (p.: ACN - San Remo)
L’ULTIMO DOVERE (p.: ACN - San Remo)-
comici ACN: FRUGOLINO POLIZIOTTO DILETTANTE-PAOLINO E’ TIMIDO-P. DONNAIUOLO -
P. HA FREDDO-P. AI BAGNI DI MARE-P. DIVENTA EROE
FLORETTE E PATAPON - Mario Caserini - (esterni al Lido d’Albaro)
ROBINET MARINAIO - (esterni al Molo Giano)
1914
IL MISTERO DELLA CASA DIRIMPETTO - p.: Genova Films - giallo girato a Genova.-
IL BATTELLO DI SANGUE - p.: Genova Films

A MARECHIARO - p.: Genova Films


ADDIOFELICITA’ - r.: Enrico Novelli - p.: Giano Films


LA BAMBOLA DI MIMMA - r.: Enrico Novelli - p.: Giano Films


IL PIU’ GRANDE AMORE - p.: Giano Films


LA MADRE FOLLE - r.: Oreste Mentasti - p.: Isis Films


LA SERENATA DELLA MORTE - p.: Isis Films


IL FALCO E L’ALLODOLA - r.: Oreste Mentasti - p.: Isis Films


LO STRANIERO - r.: Giovanni Novelli Vidali - p.: Vidali Films


CHE COSA TRISTE LA GUERRA - r.: Giovanni Novelli Vidali - p.: Vidali Films (film di propaganda)


1915


BALILLA OVVERO LA CACCIATA DEGLI AUSTRIACI DA GENOVA - p.: Dolcini Films - (girato nel quartiere di Portoria)


1916


TRIESTE O L’IMPERO DELLA FORCA - p.: Dolcini Films (Genova travestita da Trieste)


UNA TRAGEDIA SULL’I- SONZO - r.: Augusto Contardi - p.: Dolcini Films (Il Bisogno diventa l’Isonzo)


IL BACIO DELLA MAMMA - r.: Ubaldo Maria Del Colle - p.: Riviera Films di S.Margherita


NOSTALGIA - r.: Ubaldo Maria Del Colle - p.: Riviera Films di S.Margherita


IL PROFUMO CHE UCCIDE - r.: Ubaldo Maria Del Colle - p.: Riviera Films di S.Margherita


LO SPETTRO DEL SOTTERRANEO - r.: Ubaldo Maria Del Colle - p.: Riviera Films di S.Margherita


MIRELLA - p.: San Remo Films


LA PROMESSA - p.: San Remo Films


TERREMOTO FATALE - p.: San Remo Films


1919


LA TRAMVIERA N. 47 - r.: Afredo Santoro - p.: Mimosa Film


IL TESORO DI BELZEBU’ - r.: Bartolo Bancalari - p.: Gioia Film


arrivano i “grandi”


LA FEMME DE NULLE PART - r.: Louis Delluc - (parzialmente girato a Pegli)


1923


IL GIARDINO DEL PIACERE - r.: Alfred Hitchcock - (opera prima del “mago del brivido” esterni a Genova,alla Stazione Marittima, e ad Alassio)


1929


ROTAIE - r.: Mario Camerini - (esterni che dovevano essere a S.Remo,ma in una scena la scritta SPQR)


1931


VELE AMMAINATE - r.: Anton Giulio Bragaglia - (esterni a Genova e a Savona)


1932


L’ULTIMA AVVENTURA - r.: Mario Camerini - Rapallo: conte scapolo, a suo tempo dongiovanni e ora innamorato abbandonato da una giovane per aitante villeggiante.


1933


FANNY - r.: Mario Almirante -sc.: Raffaello Matarazzo (sarà regista delle storie fumettistico-strappalacrime conNazzari e la Sanson) e Alessandro De Stefani - (esterni al porto di Genova)


1936


I QUATTRO MOSCHETTIERI -r.: Carlo Campogalliani (Primo film di marionette italiano. I moschettieri e Fric e Frocsul fondo il mare ai bagni Nettuno-Parodi. Doppiaggio del proprietario in genovese stretto diLauro Gazzolo.


1938


INCUBO e EDIZIONE STRAORDINARIA - r.: Andrea Miano - p.: San Giorgio Film - (De Ferrari)


(Sola distribuzione ligure e dovuti ad un regista non professionista formatosi al Cineguf di Genova)1939


NAUFRAGHI - r.: Silvio Laurenti Rosa - p.: San Giorgio Film - (Distribuzione solo regionale)


1941


SISSIGNORA - r.: Ferdinando Maria Poggioli - sc.: Alberto Lattuada e altri - p.: ATA - (apprezzato da Visconti e in qualche modo in odore di Neorealismo)


UOMINI SUL FONDO - r.: Francesco De Robertis - p.: SCALERA - (esterni a La Spezia)


1942


CARMELA - r.: Flavio Calzavara - sc.: Corrado Alvaro e altri - p.: NAZIONALCINE - (esterni a Vernazza e alleCinque Terre) - (scandaloso seno di Doris Duranti , quasi in concorrenza alla Clara Calamai de “La cena delle beffe”)


C’E’ SEMPRE UN MA! - r.: Luigi Zampa - sc.: Gherardo Gherardi e Cesare Zavattini - p.: CIF E - (esterni a Santa Margherita e Portofino)


COLPI DI TIMONE - r.: Gennaro Righelli - p.: LUX - (Govi nella commedia di Enzo La Rosa.


Govi interpreterà ancora CHE TEMPI nel 1947 e IL DIAVOLO IN CONVENTO nel 1949)


Da questo punto l’elenco diventa ancora più parziale, comprendendo quasi esclusivamente film più famosi :


1942


FARI NELLA NEBBIA - r.: Gianni Franciolini - (Esterni sull’autocamionale Genova-Serravalle e sul piazzale diSan Benigno- notevole apprezzamento della Critica)


1943


I BAMBINI CI GUARDANO - r.: Vittorio De Sica - sc.: Cesare Zavattini - (Anche qui odore di Neorealismo Esterni ad Alassio)


1949


PERSIANE CHIUSE - r.: Luigi Comencini - (drammone sulla prostituzione ante Merlin - esterni in piazza Banchi e “carruggi”)


LE MURA DI MALAPAGA - r.: René Clement - sc.: Cesare Zavattini e altri - (dramma di sapore francese, ma girato in esterni nella Genova storica e attorno al Molo)


1951


ACHTUNG! BANDITI! - r.: Carlo Lizzani - (Partigiani alla periferia di Genova sul finire dellaguerra - In qualche modo risposta a “Roma città aperta” - originalissima la formula produttiva)


1953


LA SPIAGGIA - r.: Alberto Lattuada - (esterni a Spotorno - film molto amato dallo stesso regista)


1959


IL GENERALE DELLA ROVERE - r.: Roberto Rossellini - sc.: Cesare Zavattini -(famosissima rilettura del Neorealismo con pochi esterni a Genova: l’entrata della famosa casa di tolleranza “Superba” viene ricostruita a Cinecittà)


IL MAGISTRATO - r.: Luigi Zampa - (veduta sul porto e scene a Palazzo Ducale, allora sede del tribunale)


1961


W. L’ITALIA - r.: Roberto Rossellini - (per il centenario dell’unità d’Italia. Partenza di Garialdi da Quarto)


WALTER E I SUOI CUGINI - r.: Marino Girolami - (una scena al Night “Caprice” di Corso Italia)


1969


LA BANDA CASAROLI - r.: Florestano Vancini - (da Bologna a Genova: Righi e Monte Fasce)


1976


LE CINQUE STAGIONI - r.: Gianni Amico - (girato nel gerontolosario di Coronata) - nostalgia e, ricordi.


1980


TUTTOGOVI - r.: Vito Molinari - sc.: M. Manciotti e V. Molinari da una idea di Arnaldo Bagnasco (per la tv)


LO SPECCHIO ROVESCIATO - r.: Gianni Amico - (La storia della CULMV per la Rete 3 TV)


1982


A GENOVA C’ERA UNA VOLTA IL CINEMA - r. e sc.: Claudio Bertieri e Marco Salotti - (6 puntate televisive e qui per noi il piacere di citare cari amici del Cineforum Genovese)


1998-1999


BRANCHIE -r: Francesco Ranieri Martinetti, location: Acquario di Genova


PROIBITO BACIARE – r: Nicola Di Francescantonio, location: Via del Campo (altezza negozio di G.Tasso), Piazza DeFerrari (scena bacio)


2000


VOCI – r: F.Giraldi; location: Cimitero Staglieno, Stazione FS Brignole


2001


COME SE FOSSE AMORE – r: Roberto Burchielli; location: Piazza del Carmine, Corso Carbonara, Piazza S.Lorenzo, Passeggiata A. Garibaldi (piscine)


A CAVALLO DELLA TIGRE – r: Carlo Mazzacurati; location: La Spezia


2002


GLI INDESIDERABILI – r: Pasquale Scimeca; location: Stazione Marittima, Via Garibaldi, Piazza della Meridiana, Via Cairoli, Hotel Savoia, Piazza dell’Agnello, Silo Hennebique, Porto


2003


AGATA E LA TEMPESTA -r: Silvio Soldini; location: Piazza S.Lorenzo, Ponte Caffaro, Piazza Scuole Pie (libreria)


ONDE – r: Francesco Fei; location: Castello McKenzie, Acquario di Genova


2004


ROSSO COME IL CIELO – r: Cristiano Bortone; location: Albergo dei Poveri, Piazza San Matteo, Istituto Chiassone


2005


L’EDUCAZIONE SENTIMENTALE DI EUGENIE-r: Aurelio Grimaldi; location: Villa Serra di Comago, Palazzo Rosso, Via Garibaldi


GUIDO CHE SFIDÒ LE BR – r: Giuseppe Ferrara; location: Oregina, Cornigliano (Ilva), Salita S. Brigida


LA STELLA CHE NON C’È – r: Gianni Amelio; location: Cornigliano (Villa Bombrini, altoforno Ilva), Sopraelevata


UNO SU DUE – r: E. Cappuccio; location: Salita S.Brigida, Piazza della Vittoria, Via Balbi (casa)


2006


SETA – r: Francois Girard; location: Tiglieto


2007


GIORNI E NUVOLE – r: Silvio Soldini; location: Porto Antico, Centro Storico, Galleria Mazzini, Porto, Quarto Alta


GENOVA – r: Michael Winterbottom; location: Via Garibaldi, Via Canneto il Lungo, Piazza Matteotti, Piazza Cavour, Chiesa Annunziata, Sturla, Camogli, S.Fruttuoso, Sestri Levante, Moneglia


BOCCA DI ROSA – r: Daniele Costantini; location: Centro Storico, Via di Ravecca


GELATO DI FRAGOLE CON AMORE – r: Oliver Dommenget; location: Camogli


AVANT-POSTE – r : Emmanuel Parraud ; location : Stazione Marittima


2009


LA BOCCA DEL LUPO – r: Pietro Marcello; location: Centro Storico


OGGETTI SMARRITI – r: G. Molteni; location: Cornigliano (Villa Bombrini - esterni Cineporto)
 



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