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Kathryn Bigelow
Regista e sceneggiatrice. Nata a SAN CARLOS (California) USA il 27/11/1951 , pittrice di grande talento, ha frequentato per due anni il San Francisco Art Institute, poi quando si è unita al gruppo di artisti 'Arte e Linguaggio' che ricorrevano spesso all'uso di film, il suo interesse si è dirottato sul cinema. Alla fine degli anni '70 collabora con la New York Underground Film Scene. Nel 1978 ha esordito con il corto 'Set Up', presentato in diversi festival. Ha poi ricevuto la borsa di studio per la 'Graduate School of Film' della Columbia University, dove ha studiato con Milos Forman. Nel 1990 dirige 'Blue Steel', nel 1991 'Point Break'. Nel 1995 è la volta di 'Strange Days' con cui ha vinto il Saturn Award per la migliore regia. Nel 2000 ha diretto il thriller 'Il mistero dell'acqua' con Sean Penn. E’ del 2002 ‘K-19’. Per la tv ha diretto la serie 'Wild Palms' e due episodi di 'Homicide: Life on the Street'. Bigelow è conosciuta anche per essere stata la prima moglie di James Cameron, regista di Titanic, da cui ha divorziato nel 1991.
COSI’ LA CRITICA
"La sporca guerra vista da una donna: due ore e dieci di grande cinema d'azione, adrenalina pura, impegno senza retorica. (...) Potente e poetico, 'Hurt Locker' tiene lo spettatore inchiodato alla sedia e s'inserisce nella grande tradizione del cinema americano che non ha paura di confrontarsi con la realta. (...) Kamikaze, autobombe e cecchini sono dappertutto, perfino i bambini vengono utilizzati per colpire. Ma non ci sono buoni e cattivi, per la Bigelow, e i protagonisti del film non sono eroi. Sia gli americani, descritti senza equivoci come occupanti, sia gli iracheni appaiono vittime della stessa, inutile follia… Girato in Giordania a pochi chilometri dai combattimenti con moltissime comparse irachene, 'Hurt Locker' punta sullo stile documentaristico lanciato da 'Redacted' di Brian De Palma. E mostra la vita quotidiana di quei pazzi che a mani nude, sprezzanti del pericolo, sfidano ogni giorno il destino: intercettano ordigni, disarmano detonatori, scongiurano stragi sul filo dei secondi apparentemente indifferenti alla morte, stabiliscono rapporti con la popolazione locale".
(Gloria Satta, 'Il Messaggero', 5 /9/2008)
… Abbiamo sperato nei suoi occhi di donna per vedere 'altro' della guerra, e ci siamo beccate un film di quelli patria, onore e dedizione. Del resto, dopo la gloria restituita al valoroso esercito sovietico con 'K 19' avremmo dovuto intuire dove batte il cuore bellico della Bigelow. .. Sullo schermo, maschi-soldato molto amati dalla cinepresa che sfidano la morte a mani nude. Li sostiene l'adrenalina che trasforma la paura in droga. Invece che dei disadattati, per la maggior parte del tempo sembrano dei folli eroi che solo il calore dei bambini lasciati a casa può riportare ad un minimo di umanita’.
(Roberta Ronconi, 'Liberazione', 5 /9/2008)
Bigelow insiste nel sottolineare l'accuratezza, e la cura dedicata alla psicologia dei militari sottoposti a pressione intollerabile, a scariche adrenaliniche eccezionali.(...) Resta un dubbio sull'atteggiamento ideologico del film. Soffermandoci, cogliamo la discendenza dei personaggi dagli stereotipi classici del western fordiano, la dialettica Henry Fonda - John Wayne: c'e il soldato che cede alla paura isterica, c'e quello che ottusamente ligio alle regole sempre in attrito con l'altro che fa di testa sua ma e quello decisivo, e non manca il classico 'Doc', il dottore che in questo caso e un signorino sfornato da qualche esclusiva universita della East Coast. Perfino il mercenario Ralph Fiennes e 'dei nostri'. E gli iracheni restano una massa indistinta".
(Paolo D'Agostini, 'la Repubblica', 5 /9/ 2008)
"La Bigelow e sempre capace di creare un alone di sospetto e di paura. E basterebbe questa forza a fare di 'The Hurt Locker' un film e non un semplice documentario. Il film ha un suo sottile filo narrativo. (...) La Bigelow non assume nel film un atteggiamento pro pace o pro guerra, ma al Lido ha ammesso: 'Volevo solo mettere in evidenza la futilita di questa guerra in Iraq come certamente di tutte le guerre'".
(Francesco Bolzoni, 'Avvenire', 5 /9/2008)
"Con questo nuovo film torna ai suoi livelli migliori, e ci lancia un messaggio politico fortissimo: se la guerra - come ogni vera droga - plagia gli uomini e piega la loro volonta, quegli uomini non si fermeranno da soli. Bisogna che qualcuno, non 'drogato', li blocchi. Bisogna che intervenga la politica. Kathryn spera in Obama e effettivamente, visto 'The Hurt Locker', mettere un ex militante alla Casa Bianca forse non e una buona idea".
(Alberto Crespi, 'L'Unita', 5 /9/2008)
…"Due ore e dieci di azione e tensione ma anche di luoghi comuni sull'uomo di fronte al pericolo, sul rifiuto e insieme il bisogno di affetti, sul cameratismo e la paura. Diretto con professionalita’ ma senza nessuna originalita’ne’ distanza critica e mille miglia lontano da quei registi (Kubrick, De Palma, persino Stone) che hanno saputo riflettere davvero su questi temi. Una specie di Rambo a Bagdad, meno fumettistico ma ugualmente schematico".
(Paolo Mereghetti, 'Corriere della Sera', 5 /9/2008)
"Il disegno forte di questa figura centrale, fatto risultare realisticamente in tutte le sfumature della sua psicologia, ma anche, intorno, e non solo come sfondo, l'arsura di quei combattimenti, l'avvicendarsi di quei militari pronto allo sbaraglio mentre, sulle immagini che li coinvolgono, vengono impressi di tanto in tanto degli annunci che informano dei giorni mancanti alla conclusione di quelle gesta. Confortando tutti, salvo il protagonista che di quei drammi foschi ha, invece bisogno quasi fisicamente. Un ritratto splendido al centro di un film di guerra come da tempo non si vedeva. Ancora una volta, indifferente al cambiamento di temi e di generi, Kathryn Bigelow ha fatto centro".
(Gian Luigi Rondi, 'Il Tempo', 5 /9/2008)
scheda tecnica a cura di Stefano Bona
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