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Scheda critica del film:

  

Giù al Nord

(Bienvenue chez les Ch'tis)

Il Regista

Dany Boon, il cui vero nome è Daniel Hanmidou, è nato a Armentières il 26 Giugno 1966. Studia disegno, ma in parallelo recita in sketches da lui stesso scritti. Inizia a compiere il guior dei caffe-teatro fino a quando non vince la selezione regionale per il Festival del caffè-teatro di Amentières. Tre anni dopo si trasferisce a Parigi, pagandosi l’affitoo con piccoli lavori. La sua carriera decolla seriamente negli anni ’90: è applaudito dalla critica e dale giurie. Vince diversi festival per comici (Cannes, Montreal, Rochefort), entrando così a pieno titolo nello show-biz. I suoi one man shows , tra cui il Dany Boon ach'baraque et en Ch'ti , lanciano "il comico di Armentières, povero ma fiero" . Firma la sua prima opera teatrale, La vie de chantier, poi dirige assieme a Christian Auxéméry il suo primo film, che rimette in scena ancora La vie de Chantier Dany Boon recita nel 2005 nel film di Christian Carion, Joyeux Noël, selezionato per Cannes, prima di tornare, nel 2006, alla commedia con Il mio migliore amico di Patrice Leconte. Sempre del 2006 èla sua prima regia da solo La Maison du Bonheur, rifacimento de La vie de chantier del 2004.
Lavora anche nel film di Francis Veber, La Doublure (Una top model nel mio letto), e, nel 2008, appare in Asterix ai giochi olimpici. Nello stesso anno dirige il suo second lungometraggio, Bienvenue chez les Ch'tis.
Partecipa come attore al film di Jean-Pierre Jeunet, Micmacs à Tire-larigot, del 2009.

Intelligente cattiveria
Ma quel è il segreto di questo straripante successo, com’è riuscito a centrare il bersaglio Dany Boon nello scrivere, dirigere ed interpretare il suo gioiello che in Italia ha un titolo mutuato da un famoso spettacolo di Antonio Albanese, Giù al Nord? Semplicemente, e con grande "finesse d’esprit", il nostro ha preso come spunto un pregiudizio comune, lo ha lavorato fino a rintracciarne il nocciolo paradossale e poi lo ha rivoltato come un calzino. E questo lo ha fatto usando la bonomia sagace e l’intelligente cattiveria del "cinema di papà" (così lo chiamavano i ragazzi terribili della Nouvelle Vague) che è stato di Marcel Pagnol, umorista sottile, contaminandone gli umori con le scorie ancora attive di certo slapstick alla francese dei Louis De Funès e Bourvil e Claude Zidi (quello dei "Cinque matti") con quel côté di farsa degli equivoci, calembour visuali, assurdo e demenziale mescolati in gradevole forma (vedendo il film noi abbiamo pensato ai sempiterni, nostrani Totò e Peppino, che Dio li abbia in gloria).
(reVision)

Commedia tradizionalissima
Il più grande successo della storia del cinema francese, che è riuscito a spodestare persino La grande Vadrouille dal podio, opera seconda del comico teatral-televisivo Dany Boon (visto nel fallimentare Pédale dure e nel successo internazionale Joyeux Noël), è una tradizionalissima commedia tipo e topologica in cui le situazioni comiche sono generate da un duplice spostamento, fisico (dal Sud al Nord) e percettivo/cognitivo. I giochi di parole e i fraintendimenti di senso (« Tchien » per « Tien », ovvero « Cane » per « Il tuo »...) nascono dalle differenze linguistiche o fonetiche tra il francese corretto e le « scorrettezze » degli Ch'tis (il « chuintement », ovvero l' « S » che diventa « Sc », tra le tante), mentre lo spaesamento percettivo/cognitivo è dovuto ad un'altrettanto canonica discrasia tra le rappresentazioni sociali comuni, tacitamente condivise (la forma mentis di Philippe prima dell'arrivo a Bergues) e la realtà vista e vissuta: il Nord povero e degradato, gli Ch'tis disoccupati o minatori beoni e aggressivi (i luoghi comuni, quello che si pensa) e la « realtà », una comunità accogliente e generosa (quello che si trova)…..

Bienvenue chez les Ch'tis, che certo non è un film di regia, funziona e ha funzionato, come in passato un Toto', Peppino e la Malafemmina o una Cage aux folles, giusto per limitarci ad esempi cinematografici, proprio in virtu' di questa capacità/abilità, apparentemente ossimorica, di rassicurare criticando, di confermare riqualificando, di suscitare un riso non di superiorità ma di accondiscendenza, simpatia, riconoscenza. Un riso che è come una stretta di mano.
(Manuel Billi, gli Spietati)

Divertimento e umanità
Quello che alla commedia italiana riesce sempre più difficile fare sembra invece ancora possibile in Francia: coniugare il divertimento con l'umanità e con un messaggio non declamato e non didascalico. È ancora possibile conoscersi e comprendersi nonostante la sedimentazione di stereotipi. È sufficiente provare ad andare oltre, provare a capirsi. Magari anche arredando, con mobili presi qua e là, un appartamento e mangiando in piazza le frites. Boom, che è del Nord, da tempo attendeva il momento di poter lavorare su questi temi. C'è riuscito e il pubblico francese gliene ha dato calorosamente atto. Cosa accadrà da noi? Il glorioso doppiaggio italiano è chiamato al miracolo.
(Giancarlo Zappoli, mymovies.it)

La traduzione
Nella versione italiana si è cercato (e in modo davvero ammirabile, vista la difficoltà del compito) di tradurre e riprodurre alla meglio quelle parole e quei suoni così buffi, che però, dopo le prime scene degli equivoci, cominciamo ben presto a percepire per quello che sono, una convenzione. E non ci troviamo più così tanto da ridere, ma ci mettiamo a pensare che forse potevamo divertirci di più, se solo fossimo stati francesi in una sala francese.
(loudVision)

Comicità modesta
Però, seppure nelle intenzioni sia un’opera "popolare d’autore" (solo il primo termine è ineccepibile), e nonostante l’edificante lezione sulla reciproca conoscenza quale migliore antidoto all’ignoranza intollerante (il senso è tutto compreso in un proverbio: "uno straniero che va nella regione degli Ch’tis piange due volte: quando arriva e quando riparte") e sulle menzogne perdenti nei rapporti sentimentali, la comicità - sostenuta da idee stiracchiate - è canonica e modesta, con mimiche facciali e personaggi caricaturali.
(Federico Raponi, filmUP)

scheda tecnica a cura di Paolo Filauro

 



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