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Il Regista
Interprete di oltre una trentina di film, Thomas Joseph McCarthy, nato nel New Jersey il 30 gennaio del 1966, si è fatto conoscere dal grande pubblico per le sue due uniche pellicole da regista e sceneggiatore indipendente: The station agent, premiato nel 2003 al Sundance, e L'ospite inatteso (2008), un film applaudito in molti festival che parla di integrazione e tolleranza nella New York diffidente e intollerante nel post 11 settembre. Dopo il college a Boston e la scuola d'arte drammatica di Yale, McCarthy ha inanellato una lunga serie di film di successo, che lo vedono però non protagonista: tra questi Meet The Parents, Good Night and Good Luck, Flags of our fathers e Michael Clayton. Con L'ospite inatteso, un piccolo film di grande successo, McCarthy ha fatto scoprire al pubblico l'attore Richard Jenkins, un caratterista di lungo corso, alla prima prova da protagonista. E c'è già chi parla di Oscar per la sua bella interpretazione di un professore universitario grigio e solitario che scopre il piacere di suonare i tamburi con gli amici rasta al Central Park.
Un film delicato e acuto
Opera seconda di Tom McCarthy, sceneggiatore, regista e altrove anche attore, L’Ospite inatteso ruota attorno alla figura di Richard Jenkins, perfetto “ordinary man”, che fa economia sulla propria vita, cercando di restare legato al passato attraverso uno strumento –il piano- per cui non è portato, salvo scoprire accidentalmente di avere un cuore che batte ancora, al ritmo di un tamburo africano. Ma il concerto è ancora agli inizi che già deve lasciare il posto allo sconcerto, di fronte al trionfo dell’ordine e dei suoi burocratici esecutori.
…i personaggi sono sì dei diversi, innanzitutto l’uno per l’altro (e Mouna non può non notare quanto sia nera Zainab), ma sono al contempo rappresentanti comuni della cittadinanza della metropoli contemporanea, suoi ospiti in entrambi i sensi di marcia.
Il senso di lutto che si respira nel film non è marginale né è un retaggio del passato dei protagonisti ma è la constatazione presente e progressiva della morte di un valore di accoglienza e di libertà che l’America si diceva orgogliosa di incarnare.
Qui Tom McCarthy fa un cinema civile e personale, delicato, sentimentale, non refrattario allo svolazzo di fantasia ma documentato e determinato.
Apparentemente un fiume che scorre tranquillo, L’Ospite inatteso vive di correnti sotterranee agitate, mostra e persino dimostra, ma rigorosamente con le sole armi del cinema: una sceneggiatura forte e un gruppo di attori, fortunatamente, più forti di lei.
(Marianna Cappi, mymovies.it)
La comprensione razziale dell'ospite inatteso

Si tratta di un film che va ben oltre la tolleranza, che parla di accoglienza, di amicizia, di comprensione, di partecipazione e di amore tra persone di razza, cultura e provenienza molto diverse; un film che rappresenta inoltre, la cruda realtà e la scarsa comprensione dell’attuale sistema americano in materia di immigrazione, in atto dopo l’11 settembre.
(Pino Dangola, trovacinema.it)
Pudore e discrezione
McCarthy gira con grande efficacia grazie al pudore e alla discrezione con i quali tratteggia i suoi protagonisti e le loro vicende, rimanendo solo in apparenza sulla superficie di cose e fatti: dalla timidezza figlia dell’umiliazione di Zainab all’amore che nasce e cresce tra Walter e Mouna e che non si consumerà mai, passando per il timido entusiasmo del protagonista che si lascia coinvolgere dalla musica dei djembe e alla sua amicizia con Tariq. Lentamente, a piccoli passi, precipitiamo nel mondo e nei sentimenti del film, alternando commozione e sorrisi. Magari a volte amari, ma sempre sincerissimi.
(Federico Gironi, Comingsoon.it)
La Musica
Non dimentichiamo infine la musica, perchè L’ospite inatteso è anche grande musica, Jan Kaczmarek sottolinea la rinascita di Walter Vale e il suo lento ridestarsi alla vita con una delicata scorribanda etnica, tra percussioni, Tarek insegna al professore a suonare il tamburo africano e quest’ultimo si innamora di questo strumento da cui non si separerà più, ma anche armonie raffinate e mai invadenti, che fanno da cornice alle affascinanti protagoniste femminili.
(Pietro Ferraro, ilCinemaniaco.com)
scheda tecnica a cura di Paolo Filauro
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