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Scheda critica del film:

   Puccini e la fanciulla

Vita privata di Giacomo Puccini

Giacomo Puccini (Lucca,1858- Bruxelles 1924), uno dei più importanti e moderni compositori operistici italiani, notissimo anche all’estero, è stato considerato un “cacciatore di donne”. Il suo primo grande amore fu per Elvira Bonturi sposata Geminiani, già madre di Fosca e Renato; Puccini ebbe da lei un figlio, Antonio, e la sposò nel 1904. Pur amando Elvira per tutta la vita ed ispirandosi a lei nei vari personaggi femminili, Puccini ebbe molte occasioni per tradire la moglie, che era gelosissima, sia con le interpreti delle sue opere, che con nobildonne conosciute nei suoi viaggi e con popolane. Tra le ultime relazioni, vi sarebbe quella, avvenuta a Torre del Lago, con Giulia Manfredi (dalla quale ebbe anche un figlio, Antonio), cugina di Doria Manfredi, domestica, morta suicida nel 1909.

Il film

Il film origina da una ricerca storica, durata 7 anni, eseguita in collaborazione con i giovani di “Intolerance”, che ha portato ad identificare Nadia, nipote di Giulia Manfredi, che aveva avuto un figlio da Puccini, Antonio, morto nel 1988. Sono inoltre emersi documenti e lettere conservate in una valigia. Le ricerche, rese note nel 2007, hanno suggerito il progetto di realizzare il film.
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Il film è stato girato nella laguna di Massaciuccoli, zona cara a Puccini ed anche a Benvenuti, dove si recava fin dall’infanzia. Accuratissime le ripresedell’ambiente esterno con aspetti pittorici e degli interni, che risultano di estrema raffinatezza.
Il film ha avuto conseguenze legali, in quanto l’erede della famiglia Puccini, Simonetta, voleva sospendere la programmazione, in difesa dell’onore e della memoria del nonno.

Il regista

Paolo Benvenuti à nato a Pisa nel 1946; ha fatto studi artistici a Firenze, ha partecipato anche a regie teatrali e dalla fine degli anni ’60 si è dedicato a cortometraggi, in parte anche per la RAI, fra i quali anche il mediometraggio “Medea, il teatro del Maggio di Buti” (1972), scelto per il Festival di Berlino del 1973 e “Il cantamaggio”(1978). E’ stato assistente volontario per Roberto Rossellini, Jean Marie Straub e Danièle Huillet , ha seguito anche gli insegnamenti dei fratelli Taviani.
Nel 1982 ha fondato a Pisa il cineclub “Arsenale”, unotra i più importanti della Toscana. Nello stesso periodo ha continuato a realizzare documentari.
Benvenuti si interessa di ricerche storiche, utilizza il cinema per raccontarle, con un gusto per l’immagine, utilizzando al massimo le possibilità audiovisive, seguendo uno stile personale, anticonvenzionale, al di fuori dei canoni commerciali. Ne consegue che è poco conosciuto dal pubblico ed i suoi film sono apprezzati prevalentemente dai circuiti amatoriali.

Nel 1988 ha girato il suo primo lungometraggio “Il bacio di Giuda”, sulla figura dell’apostolo, presentato anche alla Mostra del Cinema di Venezia, con buon successo di critica.


Nel 1992 ha realizzato “Confortorio” sulle aberrazioni della fede, quale strumento di potere.Seguono “Tiburzi” (1996) su un brigante maremmano dell’Ottocento e “Gostanza da Libbiano” (2000) su un processo di stregoneria.
Nel 2001 ha istituito la Scuola di Cinema “Intolerance” presso il Comune di Viareggio, tenendo corsi formativi sui mezzi audiovisivi, con la collaborazione anche del fotografo Enzo Cei. Nel 2003 ha girato “Segreti di stato” sulla mafia e la strage di Portella delle Ginestre, con buon successo.
Ultimo suo film: “Puccini e la fanciulla” (2008), al quale ha partecipato anche la moglie Paola Baroni, uscito nelle sale cinematografiche in occasione dei 150 anni della nascita di Giacomo Puccini.


Benvenuti è stato definito “tra i più originali ed autentici cronisti della storia italiana del presente e del passato”.

Filmografia essenziale (Lungometraggi):

1988: Il bacio di Giuda
1992: Confortorio
1996: Tiburzi
2000: Gostanza da Libbiano
2003: Segreti di stato
2008: Puccini e la fanciulla

Gli interpreti

Particolare attenzione si deve all’interprete di Giacomo Puccini, attore occasionale. Infatti, Riccardo Joshua Moretti, che ha una notevole somiglianza con Puccini ed anche un discreto accento toscano, è nato a Bobbio (Piacenza), si è diplomato al Conservatorio di Lucca, è professore del Conservatorio A. Boito di Parma; ha composto “Il canto della Shoa”presentato a Bologna, è docente di flauto e di corsi di musica della tradizione ebraica e di musica da film; considera Puccini un “musicista-mito”. Per la sua interpretazione in “Puccini e la fanciulla” gli è stato attribuito il premio “Il gobbo d’oro”.
Da segnalare inoltre l’esordiente Tania Squillario e Giovanna Daddi, perfettamente inserita nel ruolo di Elvira.

Dichiarazioni del regista

“ A scanso di equivoci, non è un film su Puccini. Ma su Doria Manfredi, la sua cameriera suicida. Sui rapporti di classe all’interno di quel mondo. E sulla bellezza sublime di una musica che non sarebbe potuta nascere altrove se non lì, tra i suoni della natura.”

Immagini del rapporto tra vita privata ed artistica

…Lo scopo era quello di evidenziare come Puccini fosse influenzato creativamente dagli accadimenti quotidiani, dalle piccole avventure del microcosmo di Torre del lago, dai sentimenti giornalieri che poi rielaboravaall’interno di trame nelle quali questi elementi venivano abilmente contestualizzati. “Puccini e la fanciulla” è un’opera rigorosa, limpida nella sua costruzione narrativa, splendente nella sua architettura formale e visiva. Il suo Benvenuti-Baroni punta in gran parte sulla raffinatezza espressiva, sull’equilibrio visuale e sul rigore delle inquadrature. Il palcoscenico del Lago di Massaciuccoli è semplicemente sublime, luogo quasi metafisicoe primordiale nel quale i sentimenti si trasformano in pulsioni, la ragione in istinto…

(da Internet, Cinema.it, 2008)

…Tra le canne, le palafitte e gli “chalet” sospesisull’acqua dolce, dipinti direttamente sul posto dai macchiaioli toscani, il regista scopre e porta alla luce la breve vita di Doria Manfredi e quella diGiulia, cugina della “fanciulla” e dispensatricegioiosa di vino e amore. Vite che “lambivano” la vita di Puccini e che ispirarono la sua produzione melodrammatica. Mentre Doria, spinta da accuse infamanti, cercava la morte, Puccini componeva “La fanciulla del West”, dramma d’amore e di redenzione morale sullo sfondo del Golden West. Minnie, la fanciulla che accenderà la rivalità tra lo sceriffo Rance e lo straniero Johnson nell’opera lirica in tre atti, incarna tutte le donne sfiorate, incontrate, vagheggiate e amate da Puccini. Per questa ragione Minnie è insieme amica, sorella, madre e oggetto d’amore per i minatori avventori del salone “Polka”. Cogliendo appieno il credo irrinunciabile del Maestro (la grande passione e l’impossibilità di fuggirla), Benvenuti ricostruisce l’ambiente storico in cui si consumò il dramma di Doria attraverso inquadrature di smagliante bellezza: Lavorando sulla sottrazione e sullo smantellamento di tutti gli orpelli attoriali, il regista raggiunge la figura (Doria) nascosta dentro la massa informe dei documenti indagati. Ritrova in questo modo l’essenza del cinema: quella di un’ombra che si muove su una parete bianca. Sul volto amabile e garbato di Riccardo Joshua Moretti, Benvenuti riconosce e rintraccia la storia dell’individuo e la storia della società novecentesta. Perché è nella Storia e nel passato che il regista toscano cerca il presente e trova attualità nell’inattuale.

(M. Gandolfi, da Internet)

Film “muto”, raccontato attraverso le immagini e la musica

… Straordinario è parso anche il modo di raccontare senza parole, immagini che paiono quadri, una partitura sonora che unisce i suoni magici del lago catturati dal fonico Marco Mencacci, i canti popolari dell’epoca e la rielaborazione per pianoforte di Carlo Carignani della “Fanciulla” pucciniana…

( G. Manin, Cor. Sera, 30/8/08)

…La più evidente modalità d’azione adottata dal film è quella di negare le parole ai personaggi. La scelta bagna il racconto in un silenzio tragico e accentua la distanza che separa spettatori e personaggi. Se manca la forma orale non è perché il film vuole rifarsi all’estetica del muto (dove gli attori simulavano una parlata che non si sentiva); semplicemente le parole pronunciate sono escluse dall’inquadratura. La scelta, etica e filologica, di escludere la dimensione dell’oralità equivale a eliminare ogni tratto colloquiale e finisce per conferire al racconto un’aura particolare, non diversa da quanto accade con il libretto nel caso dell’opera lirica. Il silenzio in cui si sviluppa la parabola tragica di Doria… ha un valore simbolico e metaforico. Da un lato allude al fatto che alla situazione imposta alla “Fanciulla”, cui viene negato ogni diritto di espressione, dall’altro richiama un mondo che ha perso le parole e che comunica con il presente solo attraverso tracce scritte. Si sente poi, in Benvenuti, il piacere di restituire al film la sua relazione originaria con il silenzio, esaltandone l’aspetto plastico. Puccini e la fanciulla si avvale infatti d’immagini di grande bellezzaformale come nel cinema muto; l’impiego della luce e il taglio dell’inquadratura sembrano funzionali a trasfigurare la matrice realistica. Cosìcome la storia di Doria è la lente con cui osservare un’epoca (l’inizio del Novecento), un personaggio celebre (il compositore italiano) e un ambiente (Torre del Lago), così la tipologia di immagini impiegate diventano un filtro attraverso cui avvicinare il cinema d’inizio secolo…E’ come se il film ricostruisse un’estetica passata alla luce di una sensibilità moderna. Questa è anche la porta attraversocui Benvenuti introduce nel film il presente. In nessun altro caso il regista ha fatto tanto uso di movimenti di macchina.. Precise panoramiche svelano diverse porzioni di spazio, reinquadrano la scena da un altro punto di vista (una delle questioni centrali del cinema muto) ma finiscono anche per costituire una sorta di corrispettivo all’aria lirica. E’ questo forse il miglior omaggio che Benvenuti poteva rivolgere al compositore Puccini.

(C.Chatrian., Cineforum, Novembre 2008)

La Storia sempre attuale ed il potere

… il film non è certo agiografico né di Puccinie neppure di Doria Manfredi.

Benvenuti “trasporta” la musica pucciniana, i suoi melodrammi nella storia che vediamo sullo schermo, nel gioco di specchi tra Doria Manfredie le donne di Puccini, un melodramma che le comprende e le oltrepassa (la scelta di chiuderesulle note di “La morte e la fanciulla” di Schubert è magnifica). Così la scelta del film “muto”; le sole vociche in Puccini e la fanciulla, a parte la musica ed i rumori, sono quelli delle lettere che i protagonisti scambiano tra loro e leggono nel fuoricampo.Più che un omaggio al cinema delle origini, la privazione della parola permette di esprimere con potenza quelle che sembrano le figure di un libretto, a cominciare dalla “servetta”, come si scriveva nei programmi di sala …Doria Manfredi, perseguitata da quell’alta borghesia che non tollera intralci, messa in croce dalla chiesain una scena di controcampo col Cristo sull’altare, ricorda la strega narrata dallo stesso Benvenuti (Gostanza da Libbiano) o l’ebreo che rifiuta la conversione ( Confortorio). Lo stesso Puccini, accogliente e paternalista, è terrorizzato da quel dolore troppo grande che può solo distillare nei suoi libretti.Il “muto” in forma sonora (si potrebbe pure dire il contrario) permette anche una composizione accurata dell’immagine, che è specifica del cinema di Benvenuti, ma qui coincide in modo ancora più netto con la dimensione narrativa. I rimandi alla pittura che cambiano secondo le situazioni, passando dallo ieratismo delle scene finali prima del suicidio a una bellissima sequenza dove le donne lavano i panni nel lago, vicina alle rappresentazioni del proletariato nei primi del secolo, formano uno spazio cinematografico che à esso stesso sostanza della storia: la casa al centrocon la torre da cui si domina il mondo, Puccini e la famiglia possono osservare i destini e le vite altrui. E gli altri, l’”esterno”, la gente comune, che si muove intorno al melodramma rivela il suo germe rivoluzionario, e il cinema nello sguardo di Benvenuti un momento di grazia sempre più difficile da catturare.

(C. Piccino, il Manifesto, 30/8/09)

…Benvenuti realizza un “melodramma di classe” rigoroso e insieme appassionante, che subito allontana il Biopic voyeristco (la vita dell’artista vista dal buco della serratura); Puccini, riconoscibile in quanto tale in ragione del fatto che sta componendo “La fanciulla del West”, è diegetizzato piuttosto come rappresentante del potere (il Padrone) e demiurgo manovratore (il Padrone Artista) dal microracconto di una delle tante vittime della Storia…èlui ad “accompagnare” idealmente gli eventi con la propria musica, in un certo senso li determinacon il proprio agire nel presente (le vite degli altri), in funzione del loro potenziale drammatico/lirico/operistico da valorizzare nel futuro (il proprio futuroe quello della propria arte)…molti i riferimenti cinematografici (da Murnau in giù). Un’eleganza formale mai autotelica ed una purezza di sguardo che confermano Benvenuti tra i maggiori registi italiani viventi.

(M. Billi, Gli spietati)

scheda tecnica a cura di Carla Carli

 



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