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Anora |
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Regia: Sean Baker
Sceneggiatura: Sean Baker
Interpreti e Personaggi: Mikey Madison: Anora "Ani" Mikheev; Mark Ėjdel'štejn: Ivan "Vanja" Zakharov; Jurij Borisov: Igor’; Karen Karagulian: T’oros; Vače T'ovmasyan: Gaṙnik; Aleksej Serebrjakov: Nikolaj Zacharov; Dar’ja Ekamasova: Galina Zacharova; Lindsey Normington: Diamond
Fotografia: Drew Daniels
Produzione: FilmNation Entertainment, Cre Film
Distribuzione: Universal Pictures
Origine: Stati Uniti, 2024
Durata: 139 Min. |
Il Regista
Nato a Summit il 26 febbraio 1971 e cresciuto nel New Jersey, Sean Baker ha una sorella, Stephonik Youth, musicista synth-pop che ha fatto da scenografa a molti suoi film. Si laurea in filmologia alla Tisch School of the Arts dell'Università di New York. In precedenza, aveva studiato montaggio digitale alla New School del Greenwich Village. Il suo lungometraggio d'esordio, Four Letter Words (2000), in cui si occupa di sceneggiatura, regia e montaggio, è su un gruppo di giovani senza meta. A esso fa seguire Take Out, che co-sceneggia, co-dirige, co-monta e co-produce assieme a Tsou Shih-ching, oltre a dirigerne la fotografia. Il film parla di un immigrato clandestino cinese che lavora come fattorino con un giorno di tempo per saldare il debito coi suoi trafficanti. È stato presentato nel 2004 allo Slamdance Film Festival, ma non è arrivato in sala fino al 2008, anno in cui il terzo lungometraggio di Baker, Prince of Broadway, ha avuto la sua anteprima al Los Angeles Film Festival. Entrambi vengono candidati al premio John Cassavetes agli Independent Spirit Awards 2009. Il suo quinto lungometraggio, Tangerine, oltre che per la consueta originalità della trama, questa volta incentrata su una prostituta transgender che scopre l'infedeltà del suo ragazzo, si mette in luce per meriti tecnici, interamente girato su iPhone 5S ma mantenendo comunque qualità filmiche che la critica definirà «espressive, calorose» e «sofisticate». Prodotto sotto l'egida di Mark e Jay Duplass, il film vede Baker ricoprire i suoi soliti ruoli e viene distribuito dalla Magnolia Pictures dopo un'anteprima al Sundance Film Festival 2015. Firma poi Un sogno chiamato Florida, che, presentato alla Quinzaine des Réalisateurs del Festival di Cannes 2017 e distribuito da A24, gli frutta i migliori incassi della sua carriera (11,3 milioni di dollari contro un budget di 3). Il film, diretto, co-sceneggiato, montato e co-prodotto da Baker, vede protagoniste una bambina di 6 anni e la sua giovane madre, povere residenti di un motel floridiano nei pressi del Walt Disney World Resort. Eletto dalla National Board of Review e dall'American Film Institute uno dei migliori 10 film dell'anno, riceve anche il plauso unanime della critica e una candidatura ai premi Oscar per l'interpretazione di Willem Dafoe del gestore del motel. Nel 2018 viene invitato a far parte dell'Academy of Motion Picture Arts and Sciences. Nel 2024 il lungometraggio Anora viene presentato in concorso al Festival di Cannes 2024, vincendo la Palma d'Oro e poco dopo l'Oscar nel 2025. Baker diventa così l'unica persona a vincere personalmente quattro Oscar per un film, eguagliando il record di Walt Disney del 1954, che però ne aveva vinti quattro per quattro pellicole differenti.
Sinossi
Anora detta Ani è una ballerina erotica americana di origine russa esperta in lap dance che porta i clienti nei privé offrendo loro servizi extra a pagamento Un giorno nel locale dove lavora arriva Ivan, un ragazzo russo che pare entusiasta di lei e dei suoi molti talenti. Il giorno dopo Ivan invita a casa sua, e Ani scopre che il ragazzo vive in una megavilla ed è figlio unico di un oligarca multimiliardario. Le cose fra i due ragazzi vanno così bene che Ivan porta Ani a Las Vegas e là le chiede di sposarlo. Ma i genitori di lui non sono affatto d'accordo, e mandano una piccola "squadra di intervento" a recuperare il figlio dissennato. Quella che seguirà è una rocambolesca avventura ricca di sorprese, che tuttavia non dimentica di avere un cuore e un occhio alla realtà anche all'interno dell'esagerazione comica.
Comedy, drama, follia
Mikey Madison, già apparsa in Once Upon a Time in Hollywood, tiene magnificamente la scena nei panni della protagonista, disincantata ma non priva di speranza, realista ma non priva di sogni, irriducibile e mai incasellabile in qualche facile stereotipo. Accanto a lei c'è un gruppo di magnifici interpreti maschili, fra cui spiccano l'irresistibile giovane attore russo Mark Eydelshteyn (una versione più genuina e divertente di Timothée Chalamet nel ruolo di Ivan) e il veterano attore armeno Karren Karaguilian (attore feticcio di Baker qui nei panni di Toros, il padrino di Ivan). Il più bravo è come sempre il russo Yura Borisov (il "gopnik" Igor), già apprezzato in Scompartimento n. 6 e in Captain Volkogonov escaped, cui spetta qui una delle risposte più belle riguardo alla violenza sulle donne. Il gioco iniziale è quello di raccontare una storia alla Pretty Woman, di cui Anora cita sia uno degli scambi di battute più iconici ("Avrei accettato per duemila" "Sarei arrivato a quattro") che il nome di Cenerentola abbinato ad una parolaccia, sia infine l'imperativo della protagonista di non baciare sulla bocca i suoi clienti. Ma la storia di Anora prende tutt'altra piega e dà spazio alle dinamiche fra i personaggi, anche loro apparentemente classificabili secondo le maschere ricorrenti del cinema americano e invece mai così scontati. E il pericolo reale che Ani correrà nel corso della storia è ad appena mezzo grado di separazione dallo svolgimento comico della vicenda narrata. La regia ricorda lo Scorsese muscolare dei "bravi ragazzi" (la fotografia, come in Red Rocket, è di Drew Daniels), il montaggio è concitato ma fluido, la sceneggiatura vivace e piena di battute perfette per i personaggi che le pronunciano, perché Anora è uno di quei rari film contemporanei in cui contano in egual misura l'azione e i caratteri, anzi, l'azione è una diretta conseguenza delle personalità in scena, che sono coerenti nel loro sviluppo e non interagiscono mai a casaccio, nemmeno nell'hellzapoppin che si viene a creare. Baker sottolinea ancora una volta la tristezza e lo squallore dei sogni preconfezionati che molti giovani americani scambiano per aspirazioni alte: ad esempio Ani ipotizza come viaggio di nozze Disneyland, il che è anche un riferimento al precedente film di Baker Un sogno chiamato Florida. Anora è un film divertentissimo ma con una dark side molto oscura, e accompagna il talento multiforme di Sean Baker nel suo passaggio ad un'accessibilità da grande pubblico, senza per questo fargli perdere la propria cifra autoriale e indipendente. E il sesso, come in tutta a filmografia di Baker, è centrale in tutti i suoi significati. (Paola Casella, mymovies.com, 21 maggio 2024)
L'avventura folle di una ragazza di periferia senza prospettive
Sean Baker anche in Anora non ha filtri, non ha alcun tipo di pudore e ritegno. La protagonista corre sulle curve flessuose della Madison, che usa il sesso come mestiere ma anche come distrazione, in lei Baker crea il sogno erotico di ogni ragazzino di Instagram, di ogni quarantenne o cinquantenne che vuole sentirsi ancora giovane. Tutto in Anora è carnale, immediato, senza filtri, avviene velocemente, a passo di corsa, ma il tono è quasi sempre quello della commedia agrodolce, mentre guardiamo questa ragazza che si rifiuta di mollare l'osso, per così dire, mentre Baker si diverte a sfottere i ricchi russi che hanno invaso l'America, tutto l'occidente, con le loro satrapie volgari, materialistiche, ipocrite. Parlano di sacri valori mentre si stordiscono di vodka, droghe, promiscuità sessuale malata e golosa. Anora come ogni altro film di Sean Baker è in realtà molto tenero con i suoi personaggi, con la protagonista che lentamente deve capire cosa fare, se può o meno salvare quel matrimonio da strapazzo o guadagnarci qualcosa, che forse pure questa volta l'opportunità è andata a vuoto. Ma Baker ha la maestria di farlo con un'enorme tenerezza, compassione, per questa venere di periferia, sensuale ma spezzata nell'anima, 23 anni ma solo sulla carta, dentro è come se ne avesse 100. Ogni personaggio in Anora ha un significato, uno scopo, che poi è quello di demitizzare il cosiddetto "maschio di alto valore", parlarci di un'avventura giovanile per illuminarci su come vengono viste le donne da certi uomini, come si vedono anche loro stesse, in un'epoca in cui conta solo l'individualismo, l'arraffare quello che si può finché si può. Non c'è un vero sentimento, non esiste altro che una sorta di contrattazione. Di Anora c'è ne sono tante nel mondo reale, spesso fanno una bruttissima fine, molto peggiore di quella che ci regala nel finale Baker, uno dei più intelligenti, a modo suo anche romantici visti quest'anno a Cannes. Sapremo tra poco se sarà valso qualche premio, ma di certo è un film semplice quanto intelligente, opprimente nel suo realismo a singhiozzo, nelle battute che fanno crepare dalle risate, nell'enorme malinconia nel guardare una ragazza che, oggettivamente, è una delle tante vittime delle circostanze con cui questo regista ha saputo catturarci nel suo percorso. Anora è l'ennesimo graffiante e feroce sberleffo di Sean Baker. (Giulio Zoppello, today.it, 6 marzo 2025)
(Scheda a cura di Mathias Balbi)
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