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Close

Regia  Lukas Dhont
Sceneggiatura           Lukas Dhont, Angelo Tijssens
Fotografia      Frank van den Eeden
Montaggio      Alain Dessauvage
Musiche         Valentin Hadjadj
Scenografia   Eve Martin
Costumi         Manu Verschueren
Interpreti e personaggi: Eden Dambrine (Léo), Gustav De Waele (Rémi), Émilie Dequenn ( Sophie, madre di Rémi), Léa Drucker (Nathalie, madre di Léo), Kevin Janssens (Peter, padre di Rémi)
Produttore:  Michiel Dhont, Dirk Impens
Casa di produzione: Menuet, Diaphana Films, Topkapi Films, Versus Prod., VTM, RTBF
Distribuzione in italiano : Lucky Red
Origine: Belgio, Francia, Paesi Bassi, 2022
Durata: 104 min

Presentato in concorso al 75º Festival di Cannes, dove ha vinto il Grand Prix Speciale della Giuria, Close è stato candidato al Premio Oscar al miglior film internazionale. La pellicola ha inoltre vinto il National Board Review Award ai migliori film straniero, ed è stata candidata ai Golden Globe, Satellite Award, Critics' Choice Awards e BIFA Awards nelle rispettive categorie al miglior film straniero.

Il Regista

Lukas Dhont (Gand, 14 maggio 1991) è un regista e sceneggiatore belga.
Il suo lungometraggio d'esordio, Girl, del 2018, ha vinto la Caméra d'or come miglior opera prima al 72º Festival di Cannes, dove era presente nella sezione Un Certain Regard. Il film, un racconto di formazione ispirato alla storia della ballerina transessuale Nora Monsecour, è stato accolto calorosamente dalla critica, ricevendo inoltre una candidatura ai Golden Globe per il miglior film straniero. È stato tuttavia soggetto ad accuse di strumentalizzazione e sconsideratezza da parte di alcuni attivisti LGBT, dalle quali Dhont si è difeso evidenziando il pieno coinvolgimento della Monsecour nella produzione.
Nel 2022 è tornato a Cannes, stavolta nel concorso principale, vincendo il Grand Prix Speciale della Giuria con Close.

Sinossi
Léo e Rémi sono amici indivisibili, praticamente vivono in simbiosi, passando insieme tutto il tempo libero, condividendo le lunghe giornate estive e spesso anche le notti. Si vogliono bene, si cercano, si abbracciano, ridono e giocano senza sosta. Entrambi dodicenni, Léo e Rémi con l’arrivo della nuova stagione diventano anche compagni di classe. Tuttavia il loro legame attira l’attenzione di alcune ragazze: la loro curiosità, una semplice domanda, è destinata a modificare in maniera imprevedibile e drammatica il loro rapporto.

Coming of age
Costruito su una circolarità narrativa funzionale sia al genere al quale è iscritto (il coming of age), sia al discorso operato dal film — che infatti si apre e si chiude nel medesimo luogo e con la stessa azione del giovane protagonista —, e diviso in due parti scandite da un rimarchevole utilizzo dello schermo nero, Close sceglie di raccontare il complesso passaggio all’adolescenza di Leo adottando uno sguardo prossimo e antropomorfico nel quale si riflettono l’”estetica del pedinamento” teorizzata da Cesare Zavattini così come le sue moderne applicazioni — soprattutto quelle prodotte dal cinema dei fratelli Dardenne, qui esplicitamente rievocato attraverso la partecipazione di Émilie Dequenne (protagonista del loro Rosetta, 1999). Quella di Dhont è dunque un’osservazione partecipata, declinata attraverso una macchina da presa vicina e alla stessa altezza.
Dhont ha voluto sia rappresentare cinematograficamente la tenerezza di un’amicizia maschile, un modo di essere represso e censurato, sia riprodurre in parte il proprio vissuto, contaminato dalla paura delle etichette e dagli stereotipi machisti, dedicando Close agli amici perduti lungo la strada.
La transizione adolescenziale, com’è risaputo dagli studiosi del settore, è un periodo pieno di cambiamenti non solo fisici e intellettivi, ma anche affettivi e sociali e risente dell’influenza del contesto culturale. In particolar modo, nella preadolescenza i problemi legati alla pubertà, all’identità corporea, alla sessualità s’impongono spesso con forza e senza preavviso prima che i ragazzi abbiano gli strumenti psicologici necessari per affrontarli e comprenderli. In Close è evidente come l’ambiente e la pressione sociale condizionino pesantemente il comportamento di Léo e la dinamica relazionale dei protagonisti, e come loro stessi non abbiano ancora la capacità di decodificare certe emozioni, di restituirle l’uno all’altro e di discuterne con la giusta maturità.
Durante la conferenza stampa al Festival di Cannes, Dhont ha specificato l’importanza del linguaggio del corpo e della naturalezza, e la scelta di dare al cast la piena libertà d’espressione, puntando molto sulla chimica creata tra gli attori sul set. I ragazzi sono stati seguiti appositamente da un tutor per la gestione delle emozioni e hanno ricevuto supporto professionale da Léa Drucker e Émilie Dequenne, interpreti, rispettivamente, delle madri di Léo e Rémi.
In un’intervista, il regista ha dichiarato che oggi viviamo in un momento storico e culturale vicino agli ideali femministi e a un bisogno comune di decostruzione del patriarcato e dell’eteronormatività. Crede che, a causa di modelli di riferimento errati, abbiamo in qualche modo reso invisibile e trascurato il desiderio di connessioni emotive, un bisogno umano imprescindibile. Close è un film politematico e più che mai necessario per la società odierna, già a partire dal titolo, che in inglese non intende solo una vicinanza fisica, ma anche una affettiva: una pellicola da proiettare nelle scuole.
(Diacritica.it,Francesco Gualini,fasc. 47, 25 febbraio2023)

Una fase di mutamento
Il regista belga si dimostra ancora una volta estremamente abile nel portare sullo schermo le sensibilità di chi vive una fase di mutamento nella propria vita. Questa volta sotto la lente di ingrandimento ci sono due ragazzini che vivono con spensieratezza, ma non con superficialità, una delle fasi più complesse dell'esistenza umana.. Dhont torna così a ricordarci (e continua ad essercene bisogno) che i condizionamenti sociali a tutti ilivelli costituiscono purtroppo ancora un ostacolo difficile da sormontare. Ottiene questo risultato grazie alla presenza sullo schermo di due giovanissimi interpreti che si dimostrano assolutamente in grado di reggere non solo i reciproci ruoli ma anche i primi e primissimi piani che vengono loro dedicati.
(MYMovies.it, Giancarlo Zappoli)

Amori acerbi e grandi dolori: l'amicizia ferita di due ragazzini
Il film è una parabola sulla perdita dell'innocenza dai molti pregi. E con qualche difetto
..La prima parte di Close è idilliaca, con corse tra i fiori (perfino troppe) e piccoli episodi affettuosi. Dopo la svolta narrativa, il tono vira al drammatico mostrando l'evoluzione del lutto di Léo e affidando al giovanissimo Eden Dabrine (molto bravo) il punto di vista totale sugli eventi. Potremmo definire Close un film con cinepresa "ad altezza di ragazzo", di cui apprezziamo le interpretazioni, la fotografia (il passare delle stagioni), la delicatezza nell'affrontare il tema sensibile della sessualità quando è ancora acerba e indefinita. Oltre a una sceneggiatura ben padroneggiata, dai dialoghi che somigliano davvero a quelli degli adolescenti. Lukas (che a tratti ci ricorda Xavier Dolan) compie anche un lavoro simbolico sui colori: quelli degli abiti, ad esempio, suggeriscono gli stati d'animo dei personaggi. Peccato che, nella seconda parte (soprattutto nella sequenza finale tra Léo e la madre di Rémi), il regista si lasci possedere dalla tentazione del patetico, sollecitando eccessivamente l'emozione dello spettatore come se volesse spremergli le lacrime.
(Roberto Nepoti, La Repubblica, 5 gennaio 2023)

(Scheda a cura di Stefano Bona)




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