Il Regista
Valerio Mastandrea (Roma, 1972) è più noto come Attore che come Regista.
Per le sue interpretazioni è stato candidato dodici volte ai David di Donatello (più una candidatura per il miglior produttore), vincendo per quattro volte il premio, per i film La prima cosa bella, Gli equilibristi, Viva la libertà e Fiore.
Ha per altro diretto, fino ad oggi, tre opere: il cortometraggio del 2005 Trevirgolaottantasette, su soggetto di Daniele Vicari e sceneggiatura di Vicari e dello stesso Mastandrea. Il corto parla del problema delle cosiddette morti bianche in Italia. Il titolo (3,87) è la media delle persone che in Italia muore sul lavoro ogni giorno.
Nel 2018 ha poi realizzato Ride, opera prima imperfetta ma promettente, dove dimostra un gusto particolare per l’uso degli attori e per la scelta delle storie.Del 2024è Nonostante, selezionato come film d'apertura della sezione Orizzonti alla 81ª Mostra internazionale d'arte cinematografica di Venezia
Sinossi
Un uomo trascorre serenamente le sue giornate in ospedale senza troppe preoccupazioni. È ricoverato da un po' ma quella condizione sembra il modo migliore per vivere la sua vita, al riparo da tutto e da tutti, senza responsabilità e problemi di alcun genere. Si sta davvero bene lì dentro e anche se qualche compagno di reparto si sente intrappolato, per lui ci si può sentire anche liberi come da nessun'altra parte. Quella preziosa routine scorre senza intoppi fino a quando una nuova persona viene ricoverata nello stesso reparto. È una compagna irrequieta, arrabbiata, non accetta nulla di quella condizione soprattutto le regole non scritte. Non è disposta ad aspettare, vuole lasciare quel posto migliorando o addirittura peggiorando. Vuole vivere come si deve o morire, come capita a chi finisce lì dentro. Lui viene travolto da quel furore, prima cercando di difendersi e poi accogliendo qualcosa di incomprensibile. Quell'incontro gli servirà ad accettare che se scegli di affrontare veramente il tuo cuore e le tue emozioni, non c'è alcun riparo possibile.
NOTE DI REGIA Raccontare una storia d'amore come quelle che scoppiano improvvisamente a una festa di scuola, di pomeriggio, a casa di sconosciuti, dove ti innamori senza un motivo reale e ti accorgi che la vita da quel giorno non sarà più la stessa di prima. Volevamo partire da qui poiché raccontare una storia d’amore è forse più difficile che viverne una. Per questo ci serviva uno spartito semplicissimo, molto classico, come le feste di quando avevamo tredici anni, suonato però in un mondo quasi astratto dove la condizione dei nostri personaggi senza nome è metafora dei momenti della vita in cui stare fermi, immobili, rischia di diventare una forma di difesa dagli urti della vita. I nostri "Nonostante" sono questi, un avverbio che si fa sostantivo, un popolo di persone che solo quando incontra l’amore prova a opporsi alla sofferenza. (Valerio Mastandrea)
Film Originale
Oltre al tono scanzonato e ironico ma ricco della complessità dei temi trattati, compreso quello del valore della memoria, quindi della necessità di ricordare ciò che accade, il film ha vari pregi. Innanzitutto l’originalità: queste persone in coma, che vivono in questo limbo di sospensione, non hanno un nome ed è come se non avessero una vita propria perché lo spettatore non sa nulla di loro; solo, a un certo punto, il protagonista e la ragazza di cui si è innamorato riflettono sul fatto che nessuno di loro parla mai dei motivi per cui è lì, e si dicono che per lei è stato un incidente d’auto stupido, per lui una casualità (un bambino che è caduto dal secondo piano sopra di lui). La loro dimensione è il presente, anche se vengono da un passato e se avranno, o qui o lì, a un certo punto, un futuro; ed è questo tempo presente che interessa al regista, perché è qui che ci si può prendere qualche rischio, come quello di provare e, soprattutto, di rendere espliciti dei sentimenti. E di portare la donna amata nel proprio passato, condividendo con lei un aspetto importante di esso. Mastandrea ha del resto dichiarato che ha realizzato quest’opera per le persone che «senza accorgersene vivono nell’immobilità ma poi riescono a liberarsene e superare i limiti», coinvolgendosi nelle cose. E l’ha dedicata al padre Alberto, morto nel 2014.
(Paola Brunetta, Cineforum)
Viaggio in un’altra dimensione
Nonostante conferma come il cinema di Valerio Mastandrea sia refrattario a qualsiasi collocazione negli schemi e nelle forme abituali della produzione italiana contemporanea. Perché, a parte la commistione di registri e umori, si tratta di un viaggio in un’altra dimensione, quasi “ultraterrena”, dove il fantastico però non è solo un pretesto per rifugiarsi in una bolla distante dal mondo. No. Diventa la c hiave per provare a raccontare la vita e tracciare un personalissimo percorso sentimentale ed emotivo. Torna alla mente l’After Life di Kore-eda, quel limbo in cui i morti sono chiamati a scegliere il ricordo che li accompagnerà nell’aldilà. Anche qui, infatti, è questione di ricordi da trattenere e difendere disperatamente. Ma quest’atmosfera fantastica, su cui si innesta una sorta di parabola, non può non far pensare come precedente più immediato a The Place di Paolo Genovese, dove era proprio Valerio Mastandrea l’uomo misterioso che regolava le sorti dei suoi interlocutori. Eppure, in Nonostante siamo lontani dalle pesantezze retoriche dell’apologo moralista. Qui conta il cuore prima della testa, la fatica del percorso e dell’esperienza prima dei programmi di scrittura. Il tocco è più lieve, viscerale ma tenero. Ed è capace di sfiorare con delicatezza alcune questioni dolorosissime, tutto un vissuto, un grumo di ricordi e affetti, di paure, di alti e bassi che disegnano l’elettrogramma dei battiti cardiaci. Che vivono più nei silenzi che nelle parole, più negli sguardi degli interpreti, da Lino Musella a Laura Morante, che nelle loro azioni.
(Aldo Spiniello, Sentieri Selvaggi)
Film personale
Nonostante è un film visceralmente personale, che si esprime attraverso una leggerezza quasi naif, attenta più a veicolare lo straniamento rispetto al dolore che le capacità autoriali del regista: più a concentrarsi sul salto in lungo che sul salto in alto. La mano solida di scrittura e la sensibilità dello sceneggiatore Enrico Audenino accompagnano bene l'espressività di Mastandrea, rispettandone le peculiarità e l'intimità segreta.
Non poteva che essere lo stesso Mastandrea ad interpretare l'uomo al centro di questa storia, e l'attrice argentina Dolores Fonzi ha grande intensità e una bellezza seducente ma allo stesso tempo "normale": una donna vera con una sensualità matura e un broncio ribelle che ricordano Jeanne Moraeau. Intorno a loro, in piccoli ritratti ben centrati, si muovono con grazia Laura Morante, Lino Musella, e una galleria di cammei ben selezionati, da Justin Korovkin a Barbara Ronchi, da Luca Lionello all'immancabile (accanto a Mastandrea) Raffaele Vannoli. Le musiche del compositore islandese Tóti Guðnason sono molto belle, come sono emozionanti le canzoni che le intervallano, ma potrebbero essere dosate in modo più discreto.
(Paola Casella, MyMovies)
Scheda a cura di Paolo Filauro |