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Gli Oceani Sono i Veri Continenti


(Los Océanos Son Los Verdaderos Continentes)

 

Regia: Tommaso Santambrogio
Soggetto: Tommaso Santambrogio
Sceneggiatura: Tommaso Santambrogio
Fotografia: Lorenzo Casadio Vannucci
Montaggio: Matteo Faccenda
Musica: Ramiro Cordero, Marco Reccagni
Scenografia: Alexis Álvarez Armas
Costumi: Anisleidys Boza
Interpreti: Alexander Diego (Alex), Edith Ybarra Clara (Edith), Frank Ernesto Lam (Frank), Alain Alain Alfonso González (Alain), Milagros Llanes Martínez (Milagros), Lola Amores (Yamilet), Jhon Steven Baldriche (Jhon), Osvaldo Doimeadiós (Carlos), Joel Casanova (Iván)
Produzione: Rosamont con Rai Cinema
Distribuzione: Fandango
Durata: 118’
Origine: Italia/Cuba 2023

Il regista
Nato a Milano nel 1992, laureato all’Università Bocconi in Economia e management per l’arte, la cultura, i media e la comunicazione, Tommaso Santambrogio è un regista, produttore, sceneggiatore, fotografo. Dopo aver lavorato in alcune case di produzione e aver collaborato con vari registi, nel 2018, grazie a Werner Herzog, ha potuto realizzare il suo primo cortometraggio, Escena Final, girato in Amazzonia, seguito, nel 2019, da Los Océanos Son Los Verdadores Continentes, girato a Cuba in collaborazione con la EICTV e Lav Diaz, da L'ultimo Spegne la Luce (2021) e da Taxibol (2022). Stasera presentiamo invece il suo primo lungometraggio, Los Océanos Son Los Verdaderos Continentes (2023), che è stato presentato in concorso e come film di apertura delle Giornate degli Autori alla 80esima Mostra Internazionale del Cinema di Venezia (2023), prendendo poi a parte ad alcuni dei più prestigiosi festival al mondo. Prossimo progetto: Ismaelillo (Canti Sommersi nella versione italiana del titolo).

Sinossi
Alex e Edith, due giovani teatranti sui 30 anni, vivono la loro relazione fatta di piccoli gesti e di una tenera quotidianità tra le rovine degli edifici cubani. Milagros, ormai in pensione, cerca di sopravvivere vendendo “manì”, tipici coni di noccioline cubane, e trascorre le sue giornate ascoltando la radio e rileggendo vecchie lettere. Frank e Alain, due bambini di otto anni, vanno a scuola e sognano di emigrare assieme negli Stati Uniti per diventare giocatori di baseball professionisti. Nel contesto di San Antonio De Los Baños, paesino dell’entroterra di Cuba dove sembra che il tempo si sia fermato, si sviluppano le tre rispettive narrazioni e i loro mondi; in un affresco di contemporaneità che prende vita tramite la memoria dei personaggi aleggia però lo spettro della separazione, vera grande piaga della società contemporanea cubana.

 

Il regista sul film
D: Hai parlato di Cuba, dove hai girato Gli oceani sono i veri continenti. Che cosa ti lega all’isola?
R: Cuba è stato il mio primo viaggio grosso fuori dall’Italia, avrò avuto otto anni. I miei non c’erano mai stati ma erano patiti della storia e della cultura locale, quindi l’impatto è stato molto forte, e credo mi abbia influenzato per come concepisco il diverso a livello linguistico e culturale. Poi sono cresciuto e ci sono tornato, mi sono appassionato del contesto musicale, culturale, sociale. È a Cuba che ho incontrato i personaggi degli Oceani. Quello che ho visto è che il mio cinema è sempre partito dai luoghi, passando poi per i personaggi, e solo alla fine, in un certo senso, arriva al tema canonicamente inteso. Ma quando lo fa, ha già in sé tutto quello che serve per svilupparsi come opera.

D: Gli oceani sono i veri continenti è un titolo secondo me bellissimo, però bello ermetico
R: È un verso contenuto nella poesia di un poeta minore cubano, ha pubblicato solo due libri di cui uno in vita. Me l’aveva recitato Alex mentre lavoravamo al cortometraggio, è inserito nel contesto di una separazione, è come un dialogo a una voce, o una lettera che non riceve risposta. La voce parlante spera che i sentimenti possano trascendere la distanza. Quindi c’era questo, che è quello di cui parlo nel film. Poi i titoli mi piacciono evocativi, di quelli che ti danno subito un’immagine rappresentativa e fanno l’ecfrasi di un sentimento. Il mare, l’oceano, l’orizzonte, erano tutti elementi che mi interessavano per questo film. Cuba è molto legata all’acqua, alterità e viaggio sono concetti che passano sempre per l’oceano, anche fisicamente. Fa parte del loro immaginario collettivo quando pensano all’altrove. Allora l’acqua diventa una sorta di terra, e si crea un’immagine che contiene tutti gli elementi della vita. Per dire che tutti si confrontano con quello che accade, tutti sono toccati dalla separazione.

D: Quanto è finzione e quanto realtà, negli Oceani?
R: San Antonio, il posto in cui abbiamo girato, è reale, è un luogo figlio di un mito del progresso fallito. I personaggi, che sono anche gli attori, sono reali, nel senso che hanno le loro identità e che abbiamo scritto i loro ruoli insieme, basandoci sulle loro reali esperienze di vita. Il resto è finzione, Alex ed Edith (due artisti tra i protagonisti del film, nda) non sono realmente una coppia. Volevo trattare il tema della separazione, e ho trovato tre storie che mi permettevano di farlo a tre livelli ideali e temporali diversi. Ci sono i bambini che giocano e che vedono i problemi dei genitori; Milagros, un’anziana signora che rilegge le lettere speditele dal marito dall’Angola; e poi Alex ed Edith, che sanno che stanno per vivere la loro separazione. Tutte avvengono per lo stesso motivo: a Cuba è venuta meno la possibilità di sognare.
(Elisa Teneggi, in https://www.rollingstone.it/, 8 gennaio 2025)

La critica
“Possiamo interpretare Gli oceani sono i veri continenti come il ritratto di un paese in crisi. Di una Cuba atavica, fuori dal tempo, in cui nulla entra al di là di micro-storie e azioni ordinarie, sprofondate nella stasi della quotidianità. Le uniche variabili che arrivano a destabilizzare l’apatia del luogo sono quelle atmosferiche, con i temporali caraibici che si abbattono su una realtà che appare immersa in un presente/assente senza fine, risaltato dalla monocromia delle immagini in bianco e nero. E il motivo di questa rarefazione (estetica, esistenziale, emotiva) ci viene restituito dai continui notiziari che udiamo lungo tutto il corso del film: Cuba sta ad oggi attraversando la più grande crisi migratoria della sua travagliata storia, e si stima che negli ultimi due anni circa l’8% della popolazione abbia scelto di allontanarsi dal paese, per individuare in territori (culturalmente e fisicamente) lontani delle realtà che possano ospitare le loro fantasie di speranza. Anche perché, in mezzo all’impassibilità di immagini quiete e indifferenti, il paese cubano sembra aver perduto quella capacità di sognare che da sempre aveva contraddistinto il suo popolo.”.
(Daniele D'Orsi, in https://www.sentieriselvaggi.it/, 30 agosto 2023)

“C'era una volta, ci fu davvero un cinema di pazienza e di attesa, in grado di mutare l'osservazione in esplorazione, di trasmettere, attraverso l'immobilità scultorea e solenne di quadri di sterminata ampiezza, la percezione della durata. Un cinema contemplativo, che i modi e le mode del contemporaneo considerano residuale, ma ancora capace di stimolare la ricerca di giovani autori disposti a raccoglierne il testimone. È il caso di Tommaso Santambrogio che con Gli oceani sono i veri continenti - film d'apertura delle Giornate degli autori 2023 - dà nuovo respiro al precedente omonimo corto (prodotto, tra gli altri, da Lav Diaz, che di quell'idea di cinema appena raccontata resta uno dei massimi esponenti), ampliando lo sguardo, che si posa ora su una costellazione minima di storie e personaggi a comporre un ritratto di Cuba al di fuori delle griglie omologanti del tourist gaze”
(Matteo Marelli, in Film TV, 5 settembre 2023)

 

[Scheda a cura di Guido Levi]




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